NOI, IL CIBO E LA FIDUCIA

 NOI, IL CIBO E LA FIDUCIA

Affidare un compito a qualcun altro, assegnare una mansione a un collega, lavorare in equipe sapendo che ciascuno faccia il proprio, confidare qualcosa a una persona amica.

Avete mai riflettuto sul concetto di fiducia? Se dovessimo spiegarla magari faremmo riferimento a queste circostanze.

Sul vocabolario si legge la seguente definizione “Atteggiamento, verso altri o verso se stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità” (Fonte: Treccani – Vocabolario).

Sicurezza e tranquillità.

Avere fiducia nel futuro, avere fiducia nelle proprie e/o altrui capacità, avere fiducia.

Ciò comporta essere ottimisti nei confronti di qualcosa, stiamo fermi nell’attesa con la certezza che qualcosa accadrà, o potrebbe anche non accadere nulla.

La fiducia, dunque, secondo la Mindfulness indica un atteggiamento di ascolto, di introspezione, di ricerca verso il proprio Io. Non abbiamo bisogno di imitare qualcun altro, non è necessario aspirare ad essere qualcun’altro. La fiducia in se stessi è il primo passo verso la scoperta del sé e del mondo intorno. Rappresenta il primo passo verso la comprensione di come reagiamo a contatto con l’esperienza circostante.

Avere fiducia in sé significa riconoscere il proprio valore, la forza e tutto ciò che si muove dentro; significa non cercare rifugio in altro che è al di fuori di noi, non significa affidare i nostri pensieri, le nostre emozioni all’esterno.

I nostri uragani interiori esistono perché fanno parte di ciò che siamo.

Come siamo fatti di carne e di ossa, siamo fatti anche di pensieri ed emozioni.

Nel momento in cui crediamo di non farcela, però, perché fanno troppo rumore, non agiamo automaticamente, non apriamo lo sportello della dispensa, non apriamo subito il frigorifero o il forno.

Abbiamo fiducia in noi stessi: è in questi momenti che dobbiamo tornare all’origine, ricordare chi siamo, quanto valiamo e credere nelle nostre capacità di accogliere il momento presente e il nostro essere in quel momento.

Non occorre mettere a tacere il rumore del mondo mangiando un pacco di biscotti, una vaschetta di gelato o un barattolo di Nutella.

Non saranno questi cibi che ci faranno tornare al momento presente, ma siamo solo noi a decidere cosa fare e cosa essere in quel momento.

Dobbiamo solo allenarci ad ascoltare. Ascoltare il nostro corpo e la nostra mente, imparare a scindere le sensazioni ed avere fiducia nella nostra capacità di saper affrontare l’esperienza dentro e fuori di noi.

Durante la meditazione, lo yoga o il body scan accade proprio questo: siamo invitati ad essere la persona che siamo, comprendere, ascoltare e sentire chi siamo, in quel momento.

Non possiamo fuggire da noi stessi, se non ci piace qualcosa di noi non possiamo pretendere di diventare qualcun altro o imitare qualcun altro. Al massimo possiamo diventare la parte migliore di noi, ma sempre rimanendo se stessi.

Essere se stessi significa questo: impossibile imitare un altro, ma diventare ancora di più pienamente se stesso. Questo accade adottando un atteggiamento di bontà e saggezza verso se stessi volto all’ascolto vigile e attivo anche di tutto ciò che tendiamo a rimuovere.  

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