La chiamano la “buona scuola” ma, come tutti gli slogan, anche questo finisce per essere incellofanato nella vetrina dei luoghi comuni.

Poi, però, la dura e pratica realtà di ogni giorno mette quella scuola, che ancora non si sa se è buona o no, alla prova dei fatti. E la scuola regge, come un pilastro della società.
A Nardò si racconta la storia di questo ragazzo del “Moccia”. Per lui, come per tanti, ci sono difficoltà. Ma alcune sono veramente insormontabili già in partenza, se il “divide” non è solo digital.
Tutto inizia dopo la chiusura delle scuole. I ragazzi si organizzano per studiare da casa e la scuola le piattaforme più adeguate al caso. Si va Argo a Bsmart, dal classico Skype per le videoconferenze a Zoom meeting. Ognuno, insomma, fa la sua parte. Ma non tutti hanno il computer per vari motivi: chi non lo usa proprio in casa, e chi non se lo può permettere. Uno studente, infatti, si è trovato in questa situazione con l’aggravante di avere un vecchio telefonino con la linea Internet limitata e… barcollante. Impossibile per lui restare al passo con gli altri e perfino con l’insegnante che la scuola ha dedicato esclusivamente a lui.
Immediato il “pronto soccorso” della dirigenza scolastica. L’insegnante, infatti, ha chiesto aiuto alla vicaria Simonetta Rescio che, a sua volta, con il placet della dirigente Maria Rosaria Però, ha autorizzato la famiglia dello studente a prelevare un computer di ultima generazione dalla scuola, perfettamente efficiente, per installarlo in casa del ragazzo.
Per altro questo giovane è veramente speciale, come annota la vice Simonetta Rescio, perché nel laboratorio di informatica lavora molto bene e con profitto. Eccome se lavora! “Questi ragazzi hanno la precedenza su tutto – spiega l’insegnante – e non ne abbiamo tanti di studenti speciali. Il filo sottile che li separa dai ragazzi “diversi” da loro lo abbiamo spezzato da tanti anni perché la nostra è una didattica davvero inclusiva e deve rimanere così anche nella Dad, la didattica a distanza. Non so come faremo ma ce la faremo”. I fatti però, come si è già detto, nell’emergenza superano parole ed intenzioni e non sono slogan “incellofanati”. Restano tali. Come il portatile prontamente consegnato e collegato nell’abitazione del giovane che, ora, ha un filo molto più solido grazie al quale si collega con l’insegnante ed i suoi amici. Perché la scuola è tornata ad essere, nuovamente, parte della sua vita.