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“LI SANTI MIETICI: COSIMU E DAMIANU”

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I Santi Cosma e Damiano, noti anche come i Santi Medici, sono i protettori dei medici, dei chirurghi, dei dentisti e dei farmacisti. Nacquero a Egea, una città portuale sul golfo di Alessandretta, in Cilicia, nel 260 d.C. da una ricca famiglia.  Erano figli di Niceforo e Teodota, entrambi cristiani, vissuti nel IV secolo e originari dell’Arabia.

Avevano tre fratelli minori, chiamati Antimo, Leonzio ed Euprepio. Tutti e cinque furono educati cristianamente dalla madre in quanto il padre morì giovane durante una persecuzione in Cilicia. Cosma e Damiano studiarono medicina in Siria, che all’epoca era una provincia romana e praticarono la professione medica a Egea. Non si sa molto della loro vita, ma avevano fama di essere medici “anàrgiri” (dal greco anargyroi = senza denaro), poiché esercitavano la loro professione senza percepire nessuna retribuzione.

I gemelli Cosma e Damiano non si limitarono solo a prestare le cure ai malati per sanare le ferite del corpo, ma cercarono anche, attraverso l’annuncio del Vangelo e la preghiera, di curare  le anime di chi si rivolgeva a loro in cerca di aiuto e conforto. La loro attività di proselitismo infastidiva i Romani e in particolare il governatore romano Lisia, che cercò di convincere i due fratelli a convertirsi e a innalzare sacrifici agli dei pagani, senza riuscirci. Si dice che i due santi, durante il processo, si mostrarono fedeli testimoni della propria fede in Cristo fino al martirio tanto da meritare l’appellativo di “atleti di Dio”. Furono decapitati intorno al 303 d.C. assieme ai loro fratelli più giovani Antimo, Leonzio ed Euprepio, a Ciro, città vicina ad Antiochia di Siria, durante la terribile persecuzione indetta dall’imperatore Diocleziano nei confronti dei cristiani.

Furono sepolti a Ciro e sul loro sepolcro venne eretto un santuario visitato da numerosi pellegrini. Chi si recava al santuario lo faceva per onorare i loro resti, ma anche per invocare aiuto contro malattie di ogni genere. Infatti, fin dalle origini del loro culto, Cosma e Damiano furono annoverati tra i Santi Guaritori a cui rivolgersi per guarire dalle infermità. Perfino l’imperatore Giustiniano ottenne, per loro intercessione, una miracolosa guarigione e ordinò che il santuario  dedicato ai Santi Medici, venisse ampliato e trasformato in basilica. Così il culto dei due santi taumaturgi si diffuse in tutto l’Impero Bizantino e, grazie ai traffici commerciali tra Oriente e Occidente, giunse anche a Roma, dove Papa Simmaco (498 d.C.- 514 d.C.) fece costruire un oratorio a loro dedicato.

In onore dei SS. Cosma e Damiano Papa Felice IV (525 d.C.-530 d.C.) fece edificare a Roma una chiesa, decorata con  bellissimi mosaici. I resti dei santi martiri sono custoditi nel pozzetto dell’antico altare situato nella cripta dei SS. Cosma e Damiano in Via Sacra, dove li depose S. Gregorio Magno (590 d.C.-604 d.C.). Molte chiese vennero a loro dedicate in Oriente e Occidente e innumerevoli artisti, immortalarono la loro storia con quadri, affreschi e statue. Nell’iconografia tradizionale i  santi Cosma e Damiano vengono raffigurati sempre insieme, con  la palma, simbolo del martirio e con gli strumenti attinenti alla loro professione (vasi da farmacia, strumenti medici e chirurgici).

Le reliquie dei santi sono sparse in molte parti d’Europa.

La devozione verso i Santi Medici è molto sentita in Italia, soprattutto nel Centro Sud, che per primo ha accolto la venerazione dei due santi, portata dai greci e dai turchi. A Bitonto (BA), ad Alberobello (BA) e a Oria (BR) i Santuari a loro dedicati attirano migliaia di pellegrini ogni anno.

A Nardò i santi Cosimo e Damiano sono  venerati nell’omonima chiesa a loro dedicata e ubicata sulla strada, che da Nardò porta a Lecce.

Nel 1330, sulle rovine di un’antica cappella dedicata dapprima a S. Nicola e poi alla Natività della Beata Vergine Maria, il barone Guido Danieli eresse una  chiesa comunemente detta “S. Maria del Ponte” per il fatto che era presso il ponte a tre campate che consentiva l’attraversamento del vicino torrente Asso. La chiesa sorgeva sul “loco Memore de li ludei”, cioè un cimitero ebraico, situato  fuori dalle mura della città, presso il suddetto corso d’acqua. E’ un esempio di architettura tardo rinascimentale salentina, ha un aspetto esterno molto sobrio, mentre all’interno mostra tutte le tracce dei vari passaggi costruttivi e stilistici soprattutto tardorinascimentali e protobarocche. Costituita da un unico vano, con copertura a tettoia, presenta un’ unica navata scandita da due campate coperte con volta in muratura “a stella”, termina nell’area presbiteriale coperta da un tamburo ottagonale, più elevato del resto della chiesa, con volta in muratura a costoloni e decorazioni di gusto rinascimentale. Sulla facciata si erge il campanile a vela, spostato a destra rispetto alla porta di ingresso ma già al centro delle due porte quando era in piedi anche la navata destra. Sulla fiancata destra all’esterno si vedono ancora i resti della navata crollata.

I neretini nel passato erano molto devoti ai Santi Medici  tanto da custodire nelle abitazioni l’effigie dei Santi e costruire nelle campagne le edicole votive a loro dedicate. Nel secolo scorso la festa si celebrava il 27 settembre. Questa data scandiva  la fine della villeggiatura in campagna, iniziata il 17 luglio dopo la festa “ti la Matonna ti lu Carminu”(Madonna del Carmelo) e il rientro nel paese ( a bordo “ti nu trainu”( di un carro trainato da un cavallo) per assistere alla “purgissione” (processione), che si svolgeva nel pomeriggio della vigilia “ti lu panieri”.

Nel giorno della vigilia vigeva  anche la tradizione del “pellegrinaggio a piedi” da parte dei devoti dei paesi limitrofi (Galatone e Copertino). Il pellegrinaggio avveniva alle prime luci dell’alba. I numerosi fedeli, a piedi e scalzi, percorrevano il tragitto recitando il Rosario e raggiunta la chiesa assistevano alla “messa prima” (prima messa del giorno celebrata  alle ore 5.00). Ancora oggi sono numerosi i fedeli, che si recano  nella chiesa dei Santi Medici (o di “Santu Cosimo” come viene denominata dai neretini) per esprimere la propria devozione, rinvigorire la propria fede oppure per chiedere una grazia.

Un antico detto  recita: “Santi Mietici mia, tatime la sanitate ti lu corpu e ti l’anima”(“Santi Medici miei, datemi la salute del corpo e dell’anima”).Questo adagio ci fa capire l’importanza del culto devozionale verso i Santi Cosma e Damiano, considerati “le sentinelle della città”.

Mariella Adamo e Lucia Bove

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