IL NON GIUDIZIO

 IL NON GIUDIZIO

“Guarda le cosce di quella ragazza” “Ma mangi tutta quella roba?” “Ma dove crede di andare vestita così!?” “Ma ti sazi solo con quello?” “No, non posso sono a dieta”.

Giudizi. Giudicare. Giudichiamo.

Secondo la definizione del vocabolario con il termine giudizio si indica la facoltà propria della mente umana di confrontare, valutare, distinguere persone o cose.

In una frase si racchiude l’attività principale della nostra mente. Tutto ciò che guardiamo, anche di sfuggita, tutto ciò che sentiamo, percepiamo, è tutto sottoposto a giudizio. Costantemente.

Abbiamo sempre un’opinione su tutto ciò che ci circonda. Continuamente. La maggior parte delle volte questo accade anche con ciò che non ci compete o non ci riguarda direttamente.

Siamo continuamente giudici, alle volte puntando anche il dito, altre volte credendo di fornire dei consigli, magari non richiesti. Ma dobbiamo. Ci sentiamo sempre in diritto di dover dire la nostra. Su ogni cosa. Su quel vestito che indossa la nostra amica, su un lavoro di un nostro collega, sullo stile di vita di un conoscente.

Funzioniamo così. La nostra mente si è cognitivamente evoluta in questo modo. L’attività principale della nostra mente è emettere giudizi.

Quando giudichiamo stiamo etichettando, ossia stiamo utilizzando delle categorie ed inseriamo le nostre esperienze in cassetti specifici catalogati per nome e contenuto.

 Le persone tendono ad utilizzare le etichette per qualsiasi esperienza, oggetto, fatto. Le persone hanno acquisito la facoltà di apporre giudizi anche sull’alimentazione e sui cibi.

Cibi sani e non. La prima distinzione. La prima categorizzazione.  

Tipo il bene e il male. L’amore e l’odio.

Ecco, questo vale anche (principalmente, aggiungerei!) per il cibo. Così facendo, tuttavia, abbiamo reso tutto più complicato: un atto elementare, naturale come quello del mangiare è diventato fonte di giudizio e le etichette che adoperiamo comportano la privazione dei cibi etichettati come no healthy, che rappresentano il male. Però si sa, tutto ciò che viene privato, o considerato il “frutto proibito” non fa altro che aumentare la sua desiderabilità.

Giudicare vuol dire scindere le due facce della stessa medaglia, perdendo la realtà effettiva, non percependo l’esperienza nella sua interezza.

Nel caso dell’alimentazione, la Mindfulness ci insegna a spogliare i cibi da ogni etichetta e costruire un nuovo rapporto con essi, che sia genuino e saper accettare che quel cibo è così come si presenta, così come è stato preparato. È così. Con i suoi pro e i suoi contro, indubbiamente. Con caratteristiche proprie e valori nutrizionali più o meno nella norma. Ma è così. Non possiamo cercare di scindere gli ingrediente, non possiamo scindere l’esperienza e basare la nostra decisione di mangiare un cibo o meno in base a qualcosa.

Rendiamo tutto più semplice: ci va o non ci va. Ne abbiam voglia o no. Semplice. Chiaro. Conciso.

La Mindfulness ci insegna a diventare consapevoli di questo e semplicemente lasciare andare. Il principio del non giudizio.

Quando meditiamo, quando mangiamo, quando corriamo, quando leggiamo dobbiamo osservare le cose così come sono, senza giudizio, senza fare un’analisi, ma semplicemente osservando l’esperienza per quello che è, per come si presenta, perché qualora non fosse così, non stiamo vedendo le cose al loro stato brado, ma attraverso pregiudizio.

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Mindful Eating Lecce

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