L’abitato fortificato di età messapica e la necropoli frutto della campagna di scavi in località Li Schiavoni (nel territorio di Nardò) al centro di un articolo dell’ultimo numero di Archeo, prestigioso mensile diretto da Andreas M. Steiner che dedica servizi editoriali, approfondimenti e notizie in ambito archeologico che vengono vagliati da un comitato scientifico internazionale.

 

L’abitato fortificato di età messapica e la necropoli frutto della campagna di scavi in località Li Schiavoni (nel territorio di Nardò) al centro di un articolo dell’ultimo numero di Archeo, prestigioso mensile diretto da Andreas M. Steiner che dedica servizi editoriali, approfondimenti e notizie in ambito archeologico che vengono vagliati da un comitato scientifico internazionale.

L’articolo, Una sentinella nel Tavoliere, è firmato da Giampiero Galasso e racconta delle importanti scoperte della campagna di scavi che è stata condotta sotto la direzione scientifica di Giovanna Cera (Università del Salento) e in concessione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, che è stata finanziata in parte dal Comune di Nardò e che ha visto la partecipazione degli studenti del Dipartimento di Beni Culturali dell’ateneo salentino. Il sito è un esteso pianoro soprelevato dal quale si domina gran parte del litorale da Porto Cesareo a Torre Lapillo e presenta numerose evidenze archeologiche riferibili a un abitato fortificato di età messapica, circondato in parte da un fossato che denota la vocazione difensiva dell’insediamento. Vocazione sottolineata anche dalla scelta del luogo, arretrato rispetto alla costa e protetto naturalmente grazie alla posizione dominante, a controllo del territorio. I materiali recuperati sembrerebbero attestare un’assidua frequentazione dell’area per lo più nell’ambito dell’epoca arcaica e classica, pur comprendendo residui di probabile orizzonte protostorico, dell’Età del Ferro e anche più recenti reperti di età ellenistica, probabilmente ultimo periodo di utilizzo dell’opera difensiva. È stata individuata anche un’area di necropoli, purtroppo parzialmente danneggiata in passato dall’attività degli scavatori clandestini.

“L’attenzione riservataci da Archeo – dice Giovanna Cera, che ha diretto gli scavi – è molto significativa perché è la testata sull’archeologia più diffusa in Italia. Quello che è emerso è già piuttosto rilevante e a settembre ci sarà un altro step degli scavi, per il quale il Comune di Nardò ha previsto le risorse necessarie. Ecco, questa sensibilità e questa lungimiranza dell’amministrazione comunale neretina, ma anche di Unisalento e della Soprintendenza, sono l’elemento decisivo per capire cosa c’è effettivamente a Li Schiavoni e cosa può rappresentare sul piano archeologico, storico e anche della fruibilità collettiva”.

“Quella che consideriamo una eccezionale finestra sulla storia della nostra città e del Salento – spiega l’assessore all’Ambiente, Parchi e Aree protette Mino Natalizioha suscitato anche l’interesse prezioso di un periodico che ha uno stile divulgativo e che tratta gli argomenti con un preciso taglio scientifico. Naturalmente Li Schiavoni sono un’altra, bellissima, tessera del nostro ricco mosaico archeologico, che ruota naturalmente intorno al Distretto del Paleolitico di Portoselvaggio, e che unita a tutte le potenzialità storiche e ambientali di questo territorio (in parte ancora sconosciute e in generale valorizzate molto poco sino ad oggi), sono il più efficace motore di sviluppo che abbiamo a disposizione”.