Lenti a contatto dopo i 40 anni: vedere bene da lontano e da vicino, senza quasi accorgersi di indossarle.
Ci sono cambiamenti della vista che non arrivano da un giorno all’altro, ma si fanno spazio lentamente nella quotidianità, quasi con discrezione, finché a un certo punto diventano impossibili da ignorare.
È quello che accade spesso dopo i quarant’anni, quando ci si accorge che le lenti a contatto indossate per anni continuano a garantire una buona visione da lontano, ma non sembrano più essere altrettanto efficaci quando si abbassa lo sguardo sul telefono, si legge un messaggio, si lavora al computer o si cerca di mettere a fuoco un dettaglio da vicino.
All’inizio si tende ad adattarsi. Si allontana un po’ lo schermo, si cerca più luce, si aumenta la dimensione dei caratteri e, quasi senza rendersene conto, si comincia a modificare il proprio modo di vedere e di muoversi.
Poi arriva spesso una conclusione che sembra inevitabile: “le lenti non fanno più per me”.
È in quel momento che molte persone le abbandonano, magari dopo averle portate per dieci, quindici o vent’anni, e tornano agli occhiali convinte che quella libertà appartenga ormai a una fase precedente della loro vita.
È una situazione che incontro molto spesso nel mio lavoro di optometrista e contattologo e, proprio per questo, so quanto possa essere limitante pensare che non esistano alternative.
In realtà, molto spesso non sono gli occhi a essere diventati incompatibili con le lenti a contatto: è semplicemente cambiata l’esigenza visiva. La presbiopia modifica progressivamente il modo in cui mettiamo a fuoco da vicino e questo significa che anche la soluzione deve evolvere insieme alla persona.
Le lenti a contatto multifocali possono offrire, quando vengono scelte e applicate correttamente, una modalità visiva molto più libera e naturale per chi desidera continuare a usare le lenti anche dopo i quarant’anni senza dipendere continuamente da un paio di occhiali da vicino.
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la postura. Con gli occhiali progressivi è necessario cercare la zona più adatta alla visione da vicino o da lontano modificando la posizione dello sguardo e, a volte, anche della testa. Le lenti a contatto multifocali, invece, permettono di gestire le diverse distanze senza dover cercare una zona precisa della lente e, per chi soffre di cervicalgia, questo può tradursi in una maggiore libertà posturale e in una visione più confortevole.
Per me questo è sempre stato il vero punto di partenza: non la lente in sé, ma la persona che dovrà indossarla, le sue giornate, il suo lavoro, il modo in cui usa il computer, quanto guida, quanto legge, quanto tempo trascorre davanti agli schermi e quali distanze considera davvero importanti nella propria vita quotidiana.
È da qui che comincia un’applicazione ben fatta, ed è anche il motivo per cui non considero mai una lente multifocale come un semplice prodotto da scegliere, ma come una soluzione da costruire e da seguire nel tempo.
Dott.ssa Jessica Ramundo
Optometrista e Contattologo
VisionOttica Ramundo – Nardò | Galatone
Per appuntamenti: 346 8045490