PICCOLO MUSEO DEL COSTUME POPOLARE DEL SALENTO. GLI ABITI DEL 700 BORBONICO IN UNA MOSTRA AL CASTELLO

 PICCOLO MUSEO DEL COSTUME POPOLARE DEL SALENTO. GLI ABITI DEL 700 BORBONICO IN UNA MOSTRA AL CASTELLO
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Domani l’inaugurazione (ore 20). Custodirà i costumi riprodotti da Corido Cioni negli anni ‘70

Il castello Acquaviva d’Aragona custodirà un nuovo “scrigno” di storia, cultura e bellezza. È prevista per domani, lunedì 21 giugno, alle ore 20, l’inaugurazione del Piccolo Museo del costume popolare del Salento, a cura dell’associazione culturale “Bellissimamente”, ospitata in una sala al primo piano.

Si tratta del significativo patrimonio di abiti del Settecento riprodotti negli anni Settanta del secolo scorso e messi a disposizione da Arturo Cioni per questa occasione speciale. Suo padre Corido, il compianto docente neretino scomparso ad aprile scorso che si impegnò tantissimo nella valorizzazione delle tradizioni popolari, aveva riprodotto i vestiti che duecento anni prima i pittori Antonio Berotti e Stefano Santucci avevano raffigurato durante il loro girovagare tra i paesi dell’antico Regno Borbonico. Cioni aveva compiuto accurate ricerche personali sul modello di vecchi costumi (sottovesti, mutandoni, “scicchi”, coulisse, ecc.) oppure su indicazione di antichi documenti forniti da Michele Paone, dotto magistrato e autore del prestigioso volume “Il Costume Popolare Salentino” pubblicato proprio negli anni Settanta. Sono i vestiti tradizionali maschili e femminili, anche di uso comune, delle città di Nardò, Otranto, Lecce, realizzati in tessuti pregiati quali il mohair, il voile, pizzi, sete e merletti, velluto. Restituire alla memoria collettiva questo patrimonio significa far riaffiorare il sentimento d’appartenenza e superare stereotipi sulle abitudini di vita dei nostri antenati, troppo spesso rappresentati unicamente come gente “alle pezze”. Innumerevoli testimonianze dimostrano come invece il nostro fu un popolo “colorato”, allegro, accogliente, operoso, “musicale”, prezioso, proprio come i costumi che lo rappresentano.

Re Ferdinando di Borbone aveva assegnato ad alcuni pittori il compito di visitare i paesi delle provincie del Regno “… per trarre li disegni delle differenti fogge di vestire di quegli abitanti”, una missione a cui teneva moltissimo. Il modo di vestire di un popolo è espressione del suo patrimonio culturale e la volontà del sovrano era quella di creare nella rinomata fabbrica di Capodimonte pregiati servizi in porcellana con decorazioni rappresentanti le figure dei guazzetti in acquerello che i pittori avrebbero realizzato durante il lungo viaggio nelle province del Regno di Napoli, ceramiche che rappresentassero in maniera forte l’identità del suo popolo. I pittori incaricati, negli anni dal 1787 al 1789, ebbero modo anche di soggiornare a Nardò e in altri paesi del Salento. Risultato della lunga impresa compiuta dagli artisti fu una ricchissima raccolta di acqueforti, acquerelli, disegni e minuziose descrizioni di tutti i costumi delle popolazioni dei principali paesi del Regno di Napoli. Leggendo questi “rapporti” possiamo venire a conoscenza di cosa fossero gli “scicchi” indossati dalle donne e come fossero adornati e con quali stoffe confezionati, oppure cosa fossero le “giamberghe” indossate dagli uomini. Questo enorme patrimonio storico e identitario, a partire dall’epoca successiva all’Unità d’Italia, fu forzatamente messo da parte dalla popolazione. L’autorità piemontese vedeva con sospetto chi indossava il costume locale perché associato al periodo borbonico e perché indossato con orgoglio dagli insorti contro il loro dominio. Al processo di desuetudine contribuì poi in maniera definitiva il Fascismo che deplorava ogni forma popolare locale prediligendo la tesi dell’unitaria tradizione latina.

La mostra è patrocinata e sostenuta dall’amministrazione comunale. All’inaugurazione, in programma alle ore 20, interverranno la presidente dell’associazione “Bellissimamente” Lietta Andriani, il sindaco Pippi Mellone, storici ed esperti di costumi e tradizioni popolari, referenti di associazioni ed enti culturali locali.  Sarà fruibile, su prenotazione, nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì, dalle ore 18 alle 20.

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