La mamma è pentita e prostrata per aver architettato un piano diabolico, inventando la morte del proprio figlio di soli sei anni al quale ha già chiesto scusa. Il parroco non sporgerà alcuna denuncia dopo il tentativo di truffa nei suoi confronti.

Un misto di incredulità e contentezza: questi i sentimenti provati ieri, dalla gente di Nardò, nel vedere il piccolo alunno di una scuola elementare sgambettare poco prima del trillo della campanella. Nella giornata di martedì, non vedendolo in classe, qualcuno ha pensato veramente che fosse morto a causa di un male incurabile. Questa, infatti, era la scusa utilizzata dalla madre per impietosire il parroco della comunità del Sacro Cuore il quale aveva anche allestito la chiesa con un tappeto e un porta-bara di raso bianco per accogliere la salma del piccolo che, per altro, è anche di fede musulmana.

Nei giorni scorsi era stato proprio il buon sacerdote, don Giuseppe Casciaro, a invitare i fedeli presenti a messa perché donassero qualcosa per consentire esequie dignitose a quella della famiglia in difficoltà.

La questua ha funzionato: 700 euro da destinare a quella imminente e triste evenienza. Don Giuseppe seguiva da mesi quella mamma disperata. Così si presentava la 31 enne nata a Genova, vissuta al nord e trasferitasi in provincia di ragusa nel 2007, dopo il matrimonio con un bracciante tunisino di dieci anni più grande di lei. Poi un nuovo salto, destinazione Nardò, che rappresentava la nuova residenza della famiglia da circa cinque anni. Le sue difficoltà economiche erano evidenti a molti parrocchiani ma nel mese di marzo si è raggiunto il climax, alla bugia talmente grave da diventare di dominio pubblico: il tumore in testa del proprio bambino. Una impalcatura finalizzata a impietosire il parroco che ha aiutato la donna finché ha potuto. Fino al giorno in cui, dall’ospedale Gaslini di Genova in cui la donna raccontava fosse in cura, il bimbo non è stato trasferito a lecce perché ormai terminale. Martedì mattina il dramma si è consumato quando la madre ha annunciato la morte del piccolo ed ha anche voluto vedere l’allestimento nella chiesa. Ma, come nei migliori drammi, il colpo di scena si è materializzato con l’arrivo delle agenti di polizia municipale che hanno avvisato il sacerdote di che cosa era stato architettato.

Contemporaneamente, infatti, nell’ufficio dei Servizi sociali il marito della donna, con il bimbo al seguito era andato a chiedere gli assegni familiari. Ed ora cosa succederà?

I carabinieri e l’assessorato dovranno informare il tribunale dei minori mentre è quasi certo che da parte del parroco non arriverà nessuna denunzia per la tentata truffa.

“La donna ha compreso la gravità di quanto accaduto ed è profondamente pentita – racconta l’avvocato Antonio Palumbo – ed ha chiesto perdono al figlio, ed è mortificata anche nei confronti del marito, ignoro di tutto. Ha provato a contattare don Giuseppe Casciaro per chiederli scusa.” La donna arriva a inventare tutta questa storia, coinvolgendo il piccolo spiegando “sto attraversando un momento particolare di difficoltà economica e di stress e recentemente ha subito due interventi chirurgici che l hanno provata e hanno ingenerato difficoltà – conclude Palumbo”.