“La potenziale alleanza con il Movimento 5 Stelle è sbagliata non tanto per i motivi che ha indicato il Segretario del PD durante la sua conferenza stampa. I problemi non sono tantomeno la leadership di Di Maio o la presunta inaffidabilità del Movimento”.

“La potenziale alleanza con il Movimento 5 Stelle è sbagliata non tanto per i motivi che ha indicato il Segretario del PD durante la sua conferenza stampa. I problemi non sono tantomeno la leadership di Di Maio o la presunta inaffidabilità del Movimento”.

Quale deluso di sinistra l’elettore grillino si è illuso che i 5 Stelle siano il veicolo salvifico che purificherà la sinistra. Chi dice: “discutiamoci con i cinque stelle e portiamoli dalla nostra parte, poi potremo ripartire”, sbaglia. Si tratta di un approccio ingenuo e prepolitico: i 5 Stelle sono la nemesi della sinistra, esistono per prendere il suo posto, non per collaborarci. La grande intuizione di Casaleggio (padre) non fu l’approccio comunicativo ma comprendere – ben prima del renzismo e dell’agonia del PD – che la sinistra italiana era arrivata al capolinea, erosa da dirigenti falliti e da un rapporto schizofrenico col governo.

Il Movimento cinque stelle vuole occupare lo spazio politico della sinistra e proporsi come alternativa alle destre. Per farlo ha seguito, probabilmente inconsapevolmente, la lezione di Gramsci, tessendo con pazienza un’alleanza fra il sottoproletariato del sud e la borghesia del nord, promettendo agli uni il riscatto che attendono da sempre e, agli altri, la distruzione finale degli odiati comunisti.
Non c’è nulla di nuovo, lo fece il fascismo, lo fece la DC e lo fece pure Berlusconi.
Pensare di battere i 5 Stelle con il tatticismo parlamentare, gli accordicchi o “contenendoli” nell’azione di governo è tanto ingenuo quanto dannoso.
La sinistra italiana – tutta, non solo il PD – può ripartire solo dopo aver (ri)costruito un’elaborazione ideale che offra delle risposte coerenti col mondo del 2018 (non con quello del 1998) passando, se necessario, da qualche anno di opposizione e magri risultati elettorali. Va fatto con una classe dirigente nuova, finalmente libera dai fantasmi del ‘900, e capace di sfidare i 5 Stelle sul terreno del consenso.
È fuor di dubbio che il risultato elettorale non sia in alcun modo addebitabile agli amministratori locali o a chi fa Politica quotidianamente nei territori. Si è pagato un prezzo altissimo della conduzione nazionale dell’azione politica e di governo. Uno dei drammi più rilevanti della sinistra, negli ultimi anni, lo stiamo vivendo in queste ore attraverso un esempio lampante: un pezzo della presunta “sinistra” è scomparsa dalle scelte elettorali delle classi sociali deboli perché piuttosto che riflettere ha fatto borghese ironia di fronte a chi si sta recando ai centri di assistenza fiscale per richiedere il modulo del reddito di cittadinanza, un provvedimento, sia chiaro, che non condivido e non apprezzo in alcun modo. Quei “richiedenti” sono un pezzo di società, non proprio insignificante, che non rappresenta (solo) l’ignoranza che imperversa anche grazie ad un’informazione sempre più disorientante via social, coordinata ad arte da una determinata forza politica, ma il segno tangibile della disperazione di una parte del Mezzogiorno.”

Lorenzo Siciliano
Consigliere Comunale
Responsabile Enti locali Segreteria Provinciale Partito Democratico