“Mano di Buddha” è un breve componimento narrativo che esplora, attraverso due aneddoti distinti, le sfide comiche della giovinezza.
Mano di Buddha
Prima giocavo spesso a calcio.
Un pomeriggio, mentre facevo una partita con gli altri, un amico urlò: “vai Gigi! rompi lo schema!” ed io presi letteralmente la palla al balzo.
Lo schema l’ho rotto, ma il vicino si è incazzato di brutto.
Finì in pareggio forzato. Ho sempre odiato i pareggi perché non sai mai se puoi sfottere gli altri chiedendo la rivincita o devi aspettare che ti venga richiesta, quando sono buoni. Quando non lo sono ti arriva sotto forma di minaccia: “domani vi facciamo il culo alla cinque”. Non ci si può rifiutare.
A scuola c’era una che mi piaceva. Quella volta la invitai a sedere vicino a me a mensa. Accettò, e volli fare il bis chiedendole se potevamo studiare insieme.
Rispose che aveva problemi a casa. Le dissi che anch’io avevo la mia bella fetta di dramma. Non mi parló più. Forse voleva avere problemi solo lei. Valle a capire, le donne.

































