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VERMOCANE, UN SEMINARIO PER CAPIRNE DI PIÙ E FARE IL PUNTO SUL MONITORAGGIO

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Lunedì 29 agosto alle ore 19 all’Acquario del Salento di Santa Maria al Bagno si parlerà del vermocane e degli ultimi risultati del monitoraggio sull’ecologia del vermocane in corso dal 2015 sulla costa di Nardò. Al seminario interverrà il prof. Roberto Simonini, ricercatore di Ecologia nel Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Modena e Reggio Emilia.  

L’ateneo emiliano (e il prof. Simonini in particolare) sta conducendo, con il supporto del Comune di Nardò, dell’Acquario Salento e di tutti i subacquei ricreativi locali che forniscono costanti e preziose informazioni, studi laboratoriali ed ecologici su questo animale proprio nelle acque delle marine di Santa Caterina e Santa Maria al Bagno, al fine di meglio comprendere il suo comportamento e le sue capacità predatorie. Queste attività sono ora oggetto di uno specifico progetto di ricerca scientifica per lo studio del vermocane lungo le coste di Nardò condotto dal prof. Roberto Simonini. Ma dal 2015 sono stati numerosi i risultati scientifici sul vermocane pubblicati sulle più prestigiose riviste internazionali grazie alle ricerche condotte sulle coste di Nardò. Vale la pena annoverare, tra queste, la predazione di ricci di mare vivi da parte del vermocane sulla rivista “The Ecological Society of America”.

Il nome scientifico del vermocane è Hermodice caruncolata e si tratta di un grande polichete (lungo fino a 30-40 cm), comune in habitat costieri rocciosi dello Ionio e del Mediterraneo Orientale, dotato di difese anti-predatorie. Queste ultime sono costituite da ciuffi di bianche setole su entrambi i lati del corpo, che l’animale erige quando è toccato o si sente minacciato. Le setole si staccano facilmente dal corpo del verme, conficcandosi e frammentandosi nella pelle o nelle mucose dei potenziali predatori e dissuadendoli dall’attacco. Anche l’uomo, quando entra accidentalmente in contatto con il vermocane, avverte un’immediata sensazione di bruciore (per questo è conosciuto anche come “verme di fuoco”) accompagnata da edema ed eruzione papulare che normalmente passano poche ore dopo il contatto. Principalmente saprofita (si nutre di materia organica morta), può nutrirsi di coralli, anemoni e altri organismi di fondo. Questo polichete è sempre stato presente nei nostri fondali, ma negli ultimi anni si sta assistendo ad un suo esponenziale aumento.

“L’assessorato ai Parchi – spiega l’assessore Andrea Giuranna – negli ultimi anni sta supportando con entusiasmo importanti ricerche scientifiche sul territorio come il monitoraggio del lupo, della foca monaca e del vermocane e indagini nella Palude del Capitano. Prestigiosi studi che stanno restituendo risultati inediti e fondamentali per la scienza. L’appuntamento di lunedì consentirà di conoscere gli ultimi risultati sul vermocane, un colorato e urticante polichete conosciuto sino a qualche anno fa solo dai biologi e dai subacquei. Oggi il recente aumento delle presenze sta causando interazioni anche con i bagnanti. L’invito a partecipare è rivolto a chiunque intende meglio conoscere l’ecologia di questo animale”.

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