CROLLO DEI SERVIZI NEL “SAMBIASI”. PARLA LA MINORANZA CONSILIARE

 CROLLO DEI SERVIZI NEL “SAMBIASI”. PARLA LA MINORANZA CONSILIARE

La qualità dell’offerta sanitaria rappresenta una delle materie più importanti che devono essere alla base dell’azione politica e amministrativa di coloro che hanno a cuore la salute dei cittadini.

Per questo motivo, forte è la nostra preoccupazione per il vero e proprio crollo dell’operatività del Presidio Territoriale di Assistenza “S. Giuseppe – Sambiasi” di Nardò. Infatti, dallo scorso giugno è sospesa l’attività ambulatoriale di ortopedia, con interruzione dei micro interventi di day service chirurgico (artroscopia, tunnel carpale), mentre per poter ottenere una “mera” visita ortopedica i neritini sono costretti a recarsi in altre strutture sanitarie della provincia (Gagliano del Capo, Martano, Gallipoli, ecc.). Tale sconcia situazione, come è facile comprendere, è particolarmente pesante per i soggetti più deboli non autosufficienti. Per quanto riguarda, inoltre, la chirurgia plastica sono state completamente perdute le ore specialistiche sia per l’ambulatorio sia per gli interventi. Pertanto, la chirurgia day service è ormai ridotta a micro interventi (cisti) e cataratta, non essendo più effettuati gli interventi di ernia inguinale e quelli proctologici.

Questa drastica riduzione del funzionamento del presidio territoriale neritino contribuisce anche a causare l’effetto negativo di ingolfare l’attività delle strutture ospedaliere viciniori, presso le quali si allungano ulteriormente le code di attesa, già inaccettabili. In proposito, vale la pena di sottolineare che perdurano e sono difficili da superare la convinzione e l’abitudine largamente diffuse e fondamentalmente scorrette, secondo cui le attività di esame, di analisi e di indagine debbano essere svolte prevalentemente presso le strutture ospedaliere, le quali al contrario dovrebbero fornire questo tipo di assistenza ai loro degenti siano essi acuti o cronici gravi, mentre vanno appropriatamente affidati alle strutture sanitarie territoriali (PTA) i compiti di assicurare tali servizi agli utenti non spedalizzati e alla prevenzione e di effettuare i micro interventi di chirurgia day service. Il servizio di Procreazione medicalmente assistita (PMA), teoricamente trasferito dal PTA neritino a Lecce con la motivazione che lo stesso deve essere espletato in area protetta (ospedale), continua la sua operatività a Nardò, limitatamente però al primo livello di assistenza, con una seria conseguenza negativa per le coppie interessate, le quali sono costrette a rivolgersi al PMA di Conversano per completare il ciclo di cura. Anche questo servizio, quindi, è gravato da indecifrabili difficoltà, che si scaricano sulla pelle degli assistiti e che potrebbero invece essere superate se le autorità sanitarie mettessero sempre al primo posto la tutela del diritto alla salute di tutti i cittadini.

Purtroppo, se si eccettuano l’istituzione del Servizio di senologia clinica – reso possibile grazie al mancato trasferimento a Lecce del nuovo mammografo, difeso dall’Amministrazione in carica nel febbraio 2016 – e la sostituzione dell’apparecchiatura TAC, ottenuta anche grazie alle molte richieste avanzate da personale politico estraneo all’amministrazione Mellone, non si registrano altri interventi di potenziamento e miglioramento delle strutture e dei servizi sanitari presso il presidio neritino che, in base agli accordi del 2013 fra Regione, ASL e Comune di Nardò, dovrebbe ospitare un Poliambulatorio di III livello. A distanza di ben otto anni da quegli accordi, il presidio di Nardò è soggetto invece a una forte contrazione dell’offerta sanitaria, anche perché non sono stati mai realizzati la residenza sanitaria assistenziale (RSA, 20 posti), l’unità SUAP per gli stati vegetativi permanenti, gli ambulatori di Chirurgia vascolare, di Neurologia con Elettroencefalografia, di Genetica Medica, di Medicina dello Sport; non sono stati effettuati la ristrutturazione razionale del laboratorio di patologia clinica né l’adeguamento della seconda sala operatoria; non è stata assegnata la seconda postazione di unità mobile 118 (medicalizzata) prevista dalle legge nazionale in sostituzione del soppresso Punto di primo intervento. A tal proposito, è appena il caso di sottolineare che il Servizio di c.d. continuità assistenziale (peraltro non operante nei giorni festivi e prefestivi) non puo’ essere assolutamente considerato sostitutivo della seconda unità 118.

Ovviamente, saremmo tutti ben felici se anche l’ospedale di Nardò fosse fra quelli per i quali è prevista la riapertura in base al recente piano dell’assessore regionale alla Sanità, considerando comunque che l’eventuale auspicabile riapertura non pregiudicherebbe ma rafforzerebbe la realizzazione degli ambulatori e dei servizi concordati nel Protocollo d’intesa del 2013. Con riguardo a tale sperata evenienza, impegniamo i rappresentanti istituzionali a tutti i livelli (nazionale, regionale, locale) che hanno a cuore la comunità neritina, perché si facciano convinti portavoce della domanda di medicina di prossimità proveniente dai cittadini del nostro distretto sanitario.


Per parte nostra, ci impegniamo a presentare, appena saranno ufficializzate le nomine a consiglieri comunali, una mozione per la convocazione di una apposita seduta del Consiglio Comunale che affronti le problematiche di cui sopra.

In ogni caso, crediamo che il sindaco di Nardò, ormai libero (si spera) da impegni elettorali, abbia il dovere di abbandonare annunci e dichiarazioni e di impegnarsi concretamente, con urgenza e determinazione, al fine di ottenere dal governo regionale e dall’ASL consistenti passi in avanti in materia di assistenza sanitaria ai cittadini della nostra comunità.

E’ purtroppo del tutto evidente che comincia ad essere fondato il rischio di assistere ad un’ulteriore strozzatura dell’attività del Sambiasi e, di conseguenza, di vedere realizzato, in un futuro non lontano, l’importante Poliambulatorio di terzo livello non più a Nardò, ma in qualche altra vicina struttura ospedaliera che venga riconvertita in PTA. Se ciò dovesse malauguratamente accadere, la responsabilità di questo vergognoso epilogo ricadrebbe sul sindaco di Nardò, sulla Regione e sull’ASL.

Carlo Falangone, Daniele Piccione, Lorenzo Siciliano, Consiglieri Comunali Nardò