IMPIANTO AGROVOLTAICO IN TERRA D’ARNEO, INTERROGAZIONE PAGLIARO: “ASSURDO PROGETTARLO IN UN’AREA D’INTERESSE ARCHEOLOGICO”

 IMPIANTO AGROVOLTAICO IN TERRA D’ARNEO, INTERROGAZIONE PAGLIARO: “ASSURDO PROGETTARLO IN UN’AREA D’INTERESSE ARCHEOLOGICO”

Nota del consigliere regionale Paolo Pagliaro, capogruppo La Puglia Domani e Presidente Mrs:

«È una follia progettare un mega impianto agrovoltaico in un’area definita  “a rischio archeologico medio-alto”. Si tratta di un terreno di 92 ettari nella tenuta della Masseria Maremonti, dove con molta probabilità si celano i reperti di un passato antico, testimone delle origini messapiche del Salento e delle successive dominazioni. A dirlo è la relazione tecnica allegata all’istanza di verifica di assoggettabilità a VIA presentata alla Provincia di Lecce dalla società INE Nardò srl. 

La relazione, a firma dell’archeologa Paola Guacci, parla chiaro: a meno di 200 metri dall’area interessata dal progetto sono state già rilevate presenze archeologiche, e nel raggio di cinque chilometri dal terreno individuato vi sono un’area di particolare interesse archeologico già sottoposta a vincolo diretto ed altre “a rischio archeologico” tra Porto Cesareo e Nardò.  

Alla luce di queste evidenze, ho presentato un’interrogazione urgente diretta agli assessori all’ambiente e alla cultura, Maraschio e Bray, per sapere quali azioni intendano intraprendere per fermare il progetto in Terra d’Arneo. L’obiettivo è scongiurare la rovina dei reperti ipogei che potrebbero trovarsi in loco, a tutela di un patrimonio culturale di valore inestimabile.  Chiedo che sia data priorità all’interesse collettivo rispetto a quello privato. Preservare un tesoro sotterraneo è un impegno che la Regione non può evitare di assumersi, per quanto il via libera all’impianto spetti alla Provincia. Se il progetto andasse in porto, sulla tenuta di Masseria Maremonti sorgerebbe un parco agrovoltaico da 67 megawatt, con 117mila pannelli installati su pali alti 4,5 metri dal suolo. Un impianto assolutamente incompatibile con l’interesse archeologico dell’area. E bisogna far presto, perché il progetto presentato rientra tra gli impianti alimentati da fonti rinnovabili considerati di pubblica utilità, e pertanto “indifferibili ed urgenti”. Ciò vuol dire che, grazie al decreto Semplificazioni, potrebbe avere una corsia preferenziale per velocizzare l’iter di valutazione. 

Mi aspetto risposte celeri e chiare alla mia interrogazione, che punta a preservare un autentico patrimonio archeologico, testimonianza delle nostre radici».

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