DOMANI NELLA PARROCCHIA SAN FRANCESCO DI PAOLA COMMEMORAZIONE DEI “MARTIRI NERETINI” DEL20 AGOSTO 1647

 DOMANI NELLA PARROCCHIA SAN FRANCESCO DI PAOLA COMMEMORAZIONE DEI “MARTIRI NERETINI” DEL20 AGOSTO 1647
Stefania
Piccione
Mov5
leuzzi

Il 20 agosto alle 19:30, nella parrocchia San Francesco di Paola a Nardò, sarà celebrata una messa in suffragio dei Canonici del Capitolo Cattedrale di Nardò fatti trucidare nello stesso giorno del 1647 dal Duca Giangirolamo Acquaviva d’Aragona, allora signore e feudatario di Nardò.

Dopo la Santa Messa l’Associazione Culturale “Amici Museo di Porta Falsa” ripercorreranno e narreranno le cronache di quei cruenti giorni.
Il cruento fatto ebbe luogo proprio alle spalle della chiesa di San Francesco di Paola, nel luogo detto _r’ranfa_. I canonici furono archibugiati e poi decapitati, le teste esposte in Piazza Salandra (allora detta Dei Legnaiuoli) e i corpi adagiati sugli stalli del coro ligneo della Cattedrale con le berrette al posto delle teste.
Il cruento assassinio fu l’epilogo di un moto di rivolta che interessò l’Universitas Neretina fin dal luglio dello stesso anno. Niente a che vedere con i moti napoletani guidati da Masaniello, anzi i neretini avrebbero voluto ritornare città demaniale, sotto il diretto controllo della Corona. La città si ribellò al suo feudatario, uomo prepotente e sadico (da come emerge dagli atti conservati del processo contro Giangirolamo che si celebrò a Madrid). Vessazioni di ogni tipo, prepotenze, gabelle e dazi che colpivano tutti i ceti della città.
Le cronache dei fatti, riportate dall’abate Giovan Battista Biscozzi.
Con i canonici fu ucciso a pugnalate anche il vecchio Barone Pietrantonio Sambiasi il cui corpo fu appeso per un piede alla forca in piazza.
I nomi dei canonici:
Abate Giovanni Carlo Colucci di anni 54
Abate Benedetto Trono di anni 70
Arciprete Giovan Filippo De Nuccio di anni 42
Abate Donato Antonio Roccamora di anni 54
I fratelli:
Don Francesco Maria Gaballone di anni 40
Chierico Domenico Gaballone di anni 34,
Oltre ai chierici Giovanni e Stefano Gaballone.
I condannati raggiunsero il luogo del supplizio pregando e cantando salmi fino all’attimo prima delle archibugiate.
I corpi furono sepolti il 22 agosto mentre le teste rimasero in piazza, come monito, fino all’11 ottobre- cioè 72 giorni.

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