A CENA FUORI: COME SI FA?

 A CENA FUORI: COME SI FA?
Stefania
Piccione
Mov5
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E tu come ti comporti? Generalmente un invito a cena, una serata fuori sono fonte di piacere, si è contenti di sapere che si trascorrerà una serata in compagnia, un’occasione per rivedere vecchi amici, una pizza nel nostro posto preferito. Generalmente. Dovrebbe essere più o meno così.

Ma non sempre.

Purtroppo per alcune persone, l’idea di una cena fuori è fonte di ansia. L’idea di una cena fuori scaturisce una serie di pensieri che mandano in confusione chi vede nel cibo un nemico: si generano pensieri differenti, quasi ossessivi, si inizia con la ricerca della strategia migliore al fine di poter fronteggiare le calorie che si assumeranno.

I pensieri sono vari: dalla scelta della pietanza, alla restrizione durante i pasti precedenti, allo studio del menù.

Questi sono casi estremi, capiamoci, ma la logica è questa.

Si potrebbe pensare anche di non riuscire a mantenere il controllo, si potrebbe provare il timore di perdere il controllo, di non sapersi fermare agli antipasti, davanti alle patatine fritte, alle bevande.

Questo accade quando ci costringiamo ad una dieta troppo restrittiva, quando ci costringiamo a piatti tristi, insipidi e troppo dietetici. Questo accade quando ci convinciamo che meno è meglio e che eliminare specifiche categorie di cibo sia funzionale alla perdita di peso.

Eppure poi bramiamo un croissant, un gelato, una frittura di pesce, una birra fresca. E resistiamo e rinunciamo. E ci pensiamo e ripensiamo. A quel cibo, all’occasione perduta.

E così alla prima evenienza non riusciamo a resistere, la voglia è tanta e crediamo di meritarcelo quell’aperitivo dopo tanta sofferenza. E non riusciamo a trattenerci ed esageriamo.

In mente solo l’idea del cibo. Non facciamo caso alla compagnia, al locale, alla musica, all’atmosfera.

Noi e il cibo. Solo noi e le pietanze.

Quando arriviamo, iniziamo a scrutare il menù, cerchiamo l’alternativa meno dannosa pensando però che in realtà la voglia è un’altra “vorrei una pizza ma prendo un’insalata o un secondo a base di carne, magari”

Così la serata passa col pensiero incentrato su quello che vorrei o potrei mangiare, a cosa potrei permettermi e a cosa potrebbe farmi ingrassare, o al contrario, mangio tutto quello che mi passa davanti perché è l’unica occasione poi da domani di nuovo a regime.

E così, di nuovo, sparisce il contesto, la compagnia, le chiacchiere, le risate.

Pensandoci, però, tutta questa ansia, questa foga, ne vale davvero la pena?! È così piacevole mangiare con tutto quel rumore in testa di pensieri che fanno a botte tra loro per prevalere e farci sentire inadeguati e in colpa?

Questo accade perché non viviamo nel qui ed ora. Questo accade perché ci preoccupiamo di cosa accadrà dopo o come ci siamo comportati prima.

Se prima ho mantenuto il regime, ho ristretto, ho compensato, allora a cena merito di concedermi ciò che voglio, e dopo i sensi di colpi mi porteranno a programmare un digiuno per i prossimi giorni.

Rimanendo focalizzati su questi pensieri, tuttavia, perdiamo l’aspetto principale: perdiamo la bellezza del momento, perdiamo l’opportunità di creare nuovi ricordi, perdiamo l’opportunità di mostrare la nostra persona, quella vera, reale, perché troppo impegnati a contare calorie e a fare i conti con i sensi di colpa.

Ci focalizziamo su ciò che non serve, quando, invece, dovremmo provare a spostare il focus da un’altra parte: a chi abbiamo di fronte, accanto, a ciò che ci dicono, alle risate, a ciò che proviamo.

Possiamo mangiare ogni cosa, sempre, con moderazione assaggiare tutto, ciò a cui non c’è limite è godersi la convivialità, questi momenti qui, stare nel momento presente perché è l’unico che stiamo vivendo. Ciò che è stato non ci appartiene più e ciò che sarà non ci appartiene ancora.

È il presente che stiamo vivendo e che possiamo controllare, come il cibo che mangiamo, e siamo noi a decidere quanto mangiarne, non è il cibo ad avere il controllo su di noi.

Essere mindful vuol dire anche questo: porgo attenzione al momento presente, sono attento e non giudicante. Dedico le mie attenzioni alla compagnia e mi focalizzo su quello che mi dicono e il cibo è solo un contorno.

Mindful Eating Lecce

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