SCARICO DEI REFLUI IN MARE – NBC: “CIÒ CHE SCRIVE IL CONSIGLIERE MARCELLO GRECO CI LASCIA MOLTO PERPLESSI”

 SCARICO DEI REFLUI IN MARE –  NBC: “CIÒ CHE SCRIVE IL CONSIGLIERE MARCELLO GRECO CI LASCIA MOLTO PERPLESSI”

Abbiamo letto l’intervento di Marcello Greco, consigliere comunale di Andare Oltre, sul “fetido” tema dello scarico dei reflui in mare.

Ciò che scrive ci lascia molto perplessi. È come se Greco non facesse parte dell’amministrazione Mellone e non fosse informato delle vicissitudini che il progetto “scarico zero” ha patito in questi anni. Ne parla, infatti, come se fosse ancora in piedi.

E mente ai cittadini, perché di fatto i cittadini più informati sanno bene che il ministero non ha concesso deroga.

Non solo! Da ciò che ci è noto, la Regione Puglia guidata da Michele Emiliano si è opposta per lo scarico di Manduria ma non per quello di Nardò. Perciò la domanda che ci facciamo tutti è: di che parla Marcello Greco?

Purtroppo, nonostante le promesse, i proclami, i manifesti, la raccolta firme, la volgarità degli slogan che da sempre accompagnano la vicenda “no tub” messa in piedi da Mellone, ormai abbiamo capito che lo scarico zero è utopia per Nardò.

Un po’ come la mobilità a inquinamento zero. Auto elettriche con energia prodotta col solare: bellissimo, solo che rimarremmo tutti a piedi.

Il prof. Giorgio Metafune ha ben spiegato come stanno le cose in una nota.

Nardò Bene Comune

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Questa nota del professor Giorgio Metafune <<Ho scritto la breve analisi di sotto circa più di un anno fa, pensando di pubblicarla, ma poi una certa prudenza e il clima da stadio mi hanno dissuaso.

Oggi, dopo la bocciatura ministeriale della richiesta di deroga regionale per il progetto “scarico zero” il problema torna attuale ed è imperativo trovare una soluzione progettuale soddisfacente, dopo essersi letteralmente “incartati”.

Anzitutto cosa ha chiesto la regione e a cosa ha detto no il ministero. Ebbene, lo scarico al suolo è vietato ma la legge prevede delle deroghe in relazione ai metri cubi dei reflui trattati e alle distanze (dei depuratori o delle trincee drenanti) dal mare. I depuratori di Nardò-Porto Cesareo e Manduria-Sava non rientrano nei casi in cui le deroghe sono ammissibili e quindi il ministero ha detto no. Piuttosto ovvio, e il ministero dice infatti che la deroga alla deroga non è giuridicamente possibile.

E adesso? Il collettamento di Porto Cesareo a Nardò è praticamente concluso e impedire a Porto Cesareo di sversare nel mare di Nardò, costringendo i loro abitanti a usare pozzi neri di dubbia tenuta, non salvaguarda l’ambiente.

Si può invece cominciare ad usare il buon senso, evitare la bagarre politica e lavorare insieme per una soluzione ragionevole, partendo dal progetto approvato dalla precedente amministrazione. Mai come questa volta, sbagliare è umano ma perseverare è diabolico (oltre che stupido).

Di sicuro questa storia insegna che sostenere progetti vietati dalla legge, confidando in deroghe, non è saggio. Che toccherebbe ascoltare i tecnici quando dicono che qualcosa è infattibile e che sarebbe auspicabile avere dirigenti indipendenti, invece che nominati dalla politica. E sarebbe anche doveroso non usare strumentalmente argomenti così importanti per vincere le campagne elettorali. Poi ci si incarta e pur di non fare marcia indietro, si combinano guai.

Adesso Sindaco, opposizione, Governatore, si siedano attorno ad un tavolo e risolvano il problema, pensando prima ai problemi veri e poi ai loro voti.

Una breve analisi di buon senso, un po’ datata … ma il tempo è trascorso e nulla è successo.

Il problema del riutilizzo dei reflui affinati e dello scarico a mare non può essere affrontato senza riflettere su alcuni dati. Si tratta di capire quali siano oggi le scelte tecnicamente possibili e per questo alcune stime grossolane sono sufficienti a comprendere quale siano i problemi.

  1. Oggi il depuratore di Nardò tratta e scarica a mare circa un milione e mezzo di metri cubi di acqua per anno e il Consorzio “Arneo” vende agli agricoltori circa trecento mila metri cubi di acqua emunta dalla falda (possono essere un po’ di più i reflui trattati, un po’ più i mc di acqua venduta, ma la sostanza non cambia). Qualunque progetto deve allora dire cosa intende fare dell’almeno un milione di mc di acqua trattati per cui, oggi, non vi è richiesta di riuso.
  2. Quale è dunque un progetto sostenibile? Si può depurare tutta l’acqua di scarico (come si fa oggi) e affinare  ulteriormente l’acqua per cui vi è richiesta in agricoltura, distribuendola ai richiedenti al posto di quella oggi emunta dai pozzi.

Che si fa  poi del resto? Possiamo fare alcune ipotesi. Si può

  1. sversarlo in mare non affinata: questa è l’ipotesi del protocollo d’intesa firmato dalla passata amministrazione;
  2. sversarlo in mare affinata: si può, ma al costo aggiuntivo di almeno 25 centesimi per mc, 250.000 euro l’anno per la sola comunità di Nardò.
  3. sversarlo al suolo affinato, per rimpinguare indirettamente la falda (sempre che si abbiano le autorizzazione necessarie) con gli stessi costi di sopra e col dubbio che lo sversamento al suolo vicino al depuratore che dista meno di 5 km dal mare, sia di fatto un rimpinguamento del mare.
  4. creare un grande bacino di lagunaggio (qualcuno cita Melendugno)  dove stoccare l’acqua in eccesso (affinata e coi costi di sopra). Ma se l’acqua non evapora del tutto il bacino va ingrandito di anno in anno. Servono circa 100 ettari per far evaporare l’acqua in eccesso, li abbiamo?

Che fanno i comuni che riteniamo virtuosi? Il tanto citato Fasano adotta l’ipotesi a) affinando solo l’acqua che vende.  Ha lo scarico a mare; rimuoverlo è un obiettivo perseguibile aumentando il riuso o affinando anche l’acqua non riutilizzata per  farla tracimare in trincee drenanti che alimenterebbero la falda (o il mare limitrofo?) con costi ingenti. Melendugno fa lagunaggio, ma è evidente che il lago “perde”, come i vecchi pozzi neri forati sul fondo.

A me pare chiaro quale sarebbe soluzione che ognuno adotterebbe a casa propria. Affinerebbe l’acqua che intende riutilizzare, sversando in mare quella depurata, adoperandosi per ogni soluzione che permetta nel tempo di aumentare il riuso e diminuire lo sversamento. Si può pensare al lavaggio delle strade, all’irrigazione del verde pubblico, alle doppie forniture nelle abitazioni ma un milione di metri cubi non sparisce dall’oggi al domani.  
Ci vogliono tempo, cultura, investimenti che dobbiamo cominciare a fare partendo da un sano realismo, smettendo di fare proclami e presentando progetti realistici.

La situazione si complica nell’ipotesi di un progetto congiunto con Porto Cesareo. Se nei mesi invernali, infatti, si tratta di gestire carichi superiori, quelli estivi presentano picchi considerevoli. Non servono a nulla i bacini di stoccaggio perché non vi è domanda sufficiente a smaltire l’acqua trattata e non vedo alternativa allo scarico. Anche per Porto Cesareo vale l’analisi fatta sopra per Nardò.>>

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