INTEGRAZIONE SCOLASTICA, L’AMBITO DI ZONA CHIEDE PERSONALE

 INTEGRAZIONE SCOLASTICA, L’AMBITO DI ZONA CHIEDE PERSONALE
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Dieci operatori del servizio di integrazione scolastica nell’Ambito Sociale di Zona n. 3 vengono meno e il presidente del coordinamento istituzionale Maria Grazia Sodero ne chiede la surroga, a causa della grave sofferenza che si è determinata nella gestione del servizio.

In una nota indirizzata oggi all’Azienda Sanitaria Locale Lecce e alla Regione Puglia, l’assessore al Welfare del Comune di Nardò (che è capofila dell’Ambito) chiede di riconsiderare la decisione di non provvedere alla surroga di otto, poi divenuti dieci, operatori sociosanitari che hanno abbandonato il servizio dopo essere stati impiegati in strutture ospedaliere o per aver raggiunto la pensione. Una richiesta che Sodero chiede anche di vagliare nell’ambito di un apposito tavolo di concertazione che consenta di garantire la piena fruizione del diritto allo studio ai minori interessati. Una presa di posizione ovviamente condivisa dal coordinamento, composto dagli assessori al Welfare dei sei Comuni dell’Ambito n. 3: oltre a Maria Grazia Sodero per Nardò, Silvia Tarantino per Porto Cesareo, Ines Cagnazzo per Leverano, Concettina Bongiorno per Seclì, Caterina Dorato per Galatone e Pierluigi Nestola per Copertino.

“L’impegno per il servizio di integrazione scolastica, cruciale perché riguarda l’assistenza e il benessere in ambito scolastico degli alunni con disabilità – racconta Maria Grazia Soderoha portato l’Ambito a investire a settembre scorso risorse per quasi 600 mila euro per 22 Oss e 13 educatori, risorse comunque non pienamente sufficienti a garantire il fabbisogno degli studenti. Questo perché ogni Oss, come ogni educatore, si trova a gestire fino a quattro minori. In più, pochi giorni prima dell’inizio dell’anno scolastico la Asl ha comunicato il venire meno di otto operatori, oggi diventati dieci”.

Il presidente del coordinamento istituzionale parla di “disagio inaudito per i bambini e per le scuole”, cui l’Ambito non può porre rimedio con le sostanze di cui dispone. Nella nota si fa riferimento al fatto che, pur mancando un riferimento normativo specifico all’obbligo delle Asl di assicurare gli Oss per il servizio di integrazione scolastica, esiste altro, chiaro, riferimento normativo (artt. 1, 3, 25 e 27 del Dpcm del 12 gennaio 2017) che, nell’assistenza sociosanitaria ai minori con disturbi neuropsichiatrici o del neurosviluppo, obbliga il Servizio Sanitario Nazionale a farsi carico del programma terapeutico anche in collaborazione con le istituzioni scolastiche per l’inserimento e l’integrazione nelle scuole di ogni ordine e grado.

“È inaccettabile – continua ancora – limitarsi a comunicare il venire meno del personale senza preoccuparsi di porre rimedio al deficit causato”.

Peraltro, il settore welfare regionale ha chiarito ripetutamente all’Ambito di dover prevedere solo “al completamento dell’equipe con figure per l’assistenza di base” e quindi non in misura prevalente. Quindi, l’Ambito non può coprire le postazioni vacanti e l’Asl non può non garantire una strategia complessiva che scongiuri la contrazione del servizio.

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