DON SALVATORE LEONARDO A VENTIQUATTRO ANNI DALLA MORTE

 DON SALVATORE LEONARDO A VENTIQUATTRO ANNI DALLA MORTE

La Comunità si ritrova unita attorno all’altare nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù – Nardò, domani 13 gennaio 2020 alle ore 18, per offrire l’eucaristia di lode e ringraziamento al Signore per i grandi doni ricevuti tramite la guida amorevole di don Salvatore. Si invitano quanti lo hanno conosciuto a parteciparvi o almeno ad unirsi spiritualmente a questo momento forte di preghiera.

Ricordiamo che l’accesso ai luoghi di culto si deve svolgere in modo da evitare ogni assembramento sia nell’edificio sia nei luoghi annessi.

Il bellissimo ricordo di Don Salvatore – Di fronte all’inappellabile diagnosi dei medici che lo avevano in cura, in città solo la fede dei suoi parrocchiani teneva lontano la paura di non rivedere più in vita don Salvatore. Ieri mattina alle prime luci dell’alba la notizia giunta da Roma ha fatto subito il giro delle case, con il passaparola tipico delle piccole città del sud, un passaparola fatto da massaie minute, con le pantofole ai piedi, con le facce che raccontano senza parole. Don Salvatore era un persona semplice, amava le persone e le cose semplici. Sapeva della sua malattia, sapeva che doveva combattere una battaglia difficile. Ma anche negli ultimi giorni la serenità non lo aveva mai abbandonato. “La sua remissione totale nella Provvidenza” ricorda don Angelo Corvo, suo vice-parroco nella Parrocchia del Sacro Cuore “lo ha reso sereno anche di fronte ad una malattia così grave”. Don Salvatore era un sacerdote “buono”. Da venticinque anni aveva praticamente “edificato” la parrocchia del “Sacro Cuore” a Nardò. Una delle più giovani parrocchie con centinaia di fedeli guidati da un uomo semplice, “ma grande nella sua semplicità”, dice Marcello Gaballo, uno dei suoi amici più cari.

Don salvatore era una persona attivissima, guidava i giovani ed i bambini con entusiasmo, trasmetteva semplicità, voglia di fare. “Largo ai giovani” sussurrava sempre con un’espressione semplice, con un sorriso leggero, con un sorriso pregiato. Un modo di porgersi genuino che in venticinque anni ha fatto avvicinare piccoli e grandi alla sua chiesa, alla preghiera.

Ha visto crescere due generazioni di giovani, contagiati dal suo amore per il prossimo, per lo stare insieme, per la natura, per la sua città. Don salvatore aveva una 126 bianca, che tutti riconoscevano. Quasi tutti i giorni, al pomeriggio, con la sua piccola macchina bianca faceva lunghe scorrazzate tra le campagne oltre la periferia, dove si immergeva tra i vigneti, tra gli ulivi, tra la natura che tanto amava. “Da queste lunghe passeggiate attingeva la carica per affrontare una giornata di intenso lavoro”, ricorda con gli occhi lucidi Salvatore Previdero, uno dei suoi collaboratori più stretti. Già, proprio la natura e proprio la semplicità. Una vita vissuta secondo gli insegnamenti di San Francesco, la sua figura di riferimento. Quante ore, quante giornate passate a contemplare lo spettacolo della serena bellezza degli alberi, del mare, delle scogliere di Porto Selvaggio, dove la natura riappacifica con il mondo, dove le conversazioni con gli amici sono più vere. Gli amici più cari lo ricordano immerso in questa atmosfera dove il silenzio rende più agili i pensieri, dove le fronde degli alberi moltiplicano e attenuano i raggi del sole, ne rendono la luce rarefatta, pulviscolare. Un ramo di mortella e uno di pino, proprio di Portoselvaggio, ricorderanno per sempre un “sacerdotbe buono”, un sacerdote andato via troppo presto per chi gli voleva bene…..

Quotidiano di Lecce- Angelo Lezzi – Gennaio 2017

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