La riunione della VII commissione Controllo e Garanzia non può tenersi, così come le altre commissioni consiliari. Il chiarimento del presidente del Consiglio Andrea Giuranna si è reso necessario a seguito della convocazione della commissione da parte del presidente Lorenzo Siciliano, in contrasto con le disposizioni contenute nel DPCM dell’8 marzo e nell’art. 73 del D.L. n. 18 del 17 marzo, che hanno sospeso le attività in presenza di tutti gli organi collegiali fino alla conclusione dello stato di emergenza. Con l’unica eccezione di quelle riunioni assolutamente necessarie a non pregiudicare le attività fondamentali degli enti e il loro funzionamento.

“Da circa quattro anni – sottolinea Andrea Giurannalo sport preferito di qualche consigliere comunale e di qualche più o meno noto aspirante tale, è quello di denigrare il sottoscritto e di catalogarlo come un incompetente dal punto di vista politico e professionale. Non amo inseguire polemiche inutili, tanto più inutili e fastidiose in un momento di problemi veri e spinosi come questo, ma stavolta una precisazione la devo.

In piena pandemia, con le famiglie e le imprese in crisi, il consigliere Lorenzo Siciliano – continua – ha convocato la VII commissione per discutere di due argomenti che innanzitutto non rientrano nella competenza della stessa, ma tali convocazioni illegittime non sono certo una novità. La novella, invece, è il fatto di fare finta che non esistano il DPCM dell’8 marzo e il D.L. n. 18 del 17 marzo, che hanno sospeso – lo sanno tutti – le attività in presenza di tutti gli organi collegiali, dal più piccolo dei Comuni italiani ad assemblee ben più grosse e importanti come quelle del Csm. Lo stesso specifica di voler svolgere la seduta con la partecipazione personale dei membri, distanziati e dotati di mascherine. Di fatto, potenzialmente fino a venti persone tra consiglieri e funzionari in un’aula che non consente il rispetto delle distanze necessarie per questo numero di individui. Basti pensare che in questo periodo abbiamo celebrato un paio di matrimoni costringendo persino i genitori degli sposi a stare lontani dall’aula. Ho comunicato a Siciliano che non si poteva fare, innescando il solito tiro al bersaglio di centri studi, officine e megafoni della polemica. Lo stesso Siciliano, che ha definito la mia nota di risposta pretestuosa, infondata e priva di supporto normativo, oggi – piroetta! – ha protocollato una nota con cui chiede di svolgere la seduta non più in presenza, bensì in remoto. Dopo aver sindacato il DPCM, aver detto che era vincolato solo alla Lombardia e alla Emilia Romagna, avermi insultato e fatto insultare (peraltro, il suo partito a Lecce sta al governo della città e fa esattamente quello che stiamo facendo noi). Ora, la commissione non si potrà fare nemmeno in remoto, ma la sua è comunque una goffa retromarcia, indegna di chi dovrebbe rappresentare i cittadini con serietà, responsabilità e competenza. Se ha agito da solo, è persino crudele aggiungere altro. Se lo ha fatto teleguidato da qualcuno, adulto e con la barba, evidentemente impreparato, protesti con quest’ultimo per la figuraccia e lo inviti a tornare a studiare.

Dispiace – conclude – dover parlare di queste cose ai cittadini in questo momento storico. Ma non si può tollerare che ci siano persone sprovvedute e inidonee ai ruoli che ricoprono. Non si può tollerare che in piena emergenza si pretenda di tenere chiuse in una stanza venti persone. Non si può tollerare un’altra misera esibizione politica con la gente alle prese con questioni cruciali di vita e di lavoro”.