ADOLESCENZA: COME CAMBIA IL CERVELLO

 ADOLESCENZA: COME CAMBIA IL CERVELLO

“Mio figlio non mi ascolta! Ciò che gli dico gli entra da un orecchio e gli esce dall’altro!”

“Mia figlia sta sempre al cellulare. Cosa devo fare?”

Ciò che accomuna queste richieste è il desiderio dei genitori di farsi ascoltare dai propri figli, interrompendo il loro comportamento sconsiderato.

Quando i figli mettono in atto comportamenti “sbagliati” e sembrano non voler ascoltare le raccomandazioni, nei genitori si scatena rabbia, che può sfociare in atteggiamenti aggressivi (come portare via il cellulare strappandolo dalle mani, alzare la voce o spegnere di colpo la Playstation) oppure una sensazione di sconfitta e svalutazione della funzione genitoriale.

In entrambi i casi, abbiamo un vincente e un perdente. Cerchiamo di capire come possiamo evitare questa guerra quotidiana.

Nella nostra cultura, l’adolescenza è percepita come un’era delicata e turbolenta: potremmo paragonarla a un ponte traballante tra l’immaturità e la vita adulta, benchè sia anche un periodo straordinario, ricco di esperienze e opportunità che formeranno un bagaglio importante.

 

Ma cosa può esserci utile per guidare i nostri ragazzi nel modo migliore?

Per prima cosa, dimentichiamo i luoghi comuni sull’adolescenza: gli sbalzi ormonali tipici di questa fase non sono i veri responsabili dei comportamenti discutibili: piuttosto, sono le mutazioni a livello cerebrale che rivestono un ruolo importante. Tra i 12 e i 24 anni si manifesta un’intensa crescita e maturazione.

In particolare, durante la prima adolescenza (12-15 anni), i cambiamenti che si verificano a livello cerebrale predispongono alla comparsa di 4 caratteristiche mentali:

  • la ricerca di novità,
  • il coinvolgimento sociale,
  • una maggiore intensità emotiva,
  • l’esplorazione.

Questi momenti di svolta comportano, allo stesso tempo, rischi e opportunità, e tutto dipende da come si naviga in queste acque e da dove vogliamo dirigere la nostra nave.

In effetti, contrastare queste tendenze sarebbe come cercare di frenare il naturale impeto di una cascata. È fondamentale che gli adulti non blocchino i ragazzi, distruggendo ogni possibilità di comunicazione. Al contrario, è fondamentale mantenere aperto il dialogo.

Altrettanto scorretta è la convinzione che l’adolescenza sia una fase da “sopportare con pazienza”. Al contrario, si tratta di un’età cruciale, fondamentale per esprimere le potenzialità che saranno alla base di una vita adulta ricca e piena.

Questo lasso di tempo è sicuramente difficile da gestire: i cambiamenti che lo caratterizzano possono creare problemi. Tuttavia, questo può avere dei risvolti positivi, come afferma lo psichiatra Daniel J. Siegel:

“Il rifiuto dell’adolescente di ciò che è sicuro e familiare è come una medaglia a due facce. Da una lato, la tendenza ad allontanarsi sembra scritta nei geni; è ciò che porta a lanciarsi a tutta velocità verso gli eccessi. Questo è il lato distruttivo della medaglia che è necessario controllare affinché i ragazzi possano crescere bene e spiccare il volo. Ma è altrettanto importante valorizzare l’altra faccia della medaglia, il lato costruttivo, perché dalla ribellione verso tradizioni e status quo possono nascere idee originali e soluzioni creative”.

Ma perchè gli adolescenti sono alla ricerca del rischio?

La risposta a questa domanda è da ricercarsi nella neurobiologia. In genere, quando un ragazzo decide di divertirsi, non è estraneo alle conseguenze cui potrebbe andare incontro. Il problema è che, durante l’adolescenza, si intensifica l’attività dei circuiti cerebrali che utilizzano dopamina, un neurotrasmettitore deputato al controllo degli stimoli gratificanti.

Quindi, l’aumentato rilascio di dopamina, porta gli adolescenti ad essere attratti dalle esperienze che offrono un forte senso di euforia, che giustifica anche la maggiore inclinazione allo sviluppo di dipendenze.

La spinta a cercare gratificazione si esprime anche attraverso l’impulsività e il desiderio di accettazione.

Per fortuna, a un certo punto, il cervello fa sì che il ragazzo rallenti, grazie all’intervento di speciali fibre nervose che controbilanciano il sistema di gratificazione della dopamina. È un po’ come se inserissero una pausa di riflessione tra il desiderio e l’azione per soddisfarlo.

Un altro importante e fisiologico cambiamento a livello cerebrale che avviene in adolescenza si chiama pruning, ovvero la diminuzione e la sfoltitura dei neuroni e delle sinapsi.

Durante l’infanzia si verifica una produzione eccessiva di neuroni, che vengono poi eliminati nel corso dell’adolescenza. Il cervello scarta le connessioni che si utilizzano di meno o di cui sembra non aver bisogno, salvando quelle a cui fa ricorso frequentemente.

Ecco perchè si dice sia meglio sviluppare un’abilità in età infantile (come imparare una lingua o suonare uno strumento musicale): se non si allena un’abilità, il cervello finirà per eliminare quel circuito.

Inoltre, dai 14 anni in poi, man mano che si apprendono nuove abilità, si forma la mielina: un prolungamento delle cellule nervose che si estende verso l’esterno, creando connessioni con altri neuroni, migliorandone la comunicazione e favorendo una maggiore coordinazione delle attività cognitive in generale.

 

Nel corso dell’adolescenza riveste un ruolo fondamentale anche la regione prefrontale del cervello, deputata a funzioni quali l’autoconsapevolezza, la riflessione, la capacità decisionale e l’empatia.

Nel corso del tempo, la zona prefrontale si rimodella, aumentando il livello di efficacia e produttività di queste funzioni.

 

“Il cervello, il corpo e il mondo sociale vengono intrecciati insieme a formare un tutto unico della corteccia prefrontale”, afferma Siegel. “Quindi, gli atteggiamenti adolescenziali che appaiono così difficili alla famiglia, come rifiuto e ribellione, sono praticamente inscritti nel DNA. Si tratta, insomma, di comportamenti universali che vanno ‘incanalati’ attraverso un buon dialogo”.

 

Per questo, l’obiettivo minimo di ogni genitore può essere quello di aiutare il proprio figlio a vivere questi anni senza causare danni a se stesso e agli altri. Anche le situazioni più impegnative diventano gestibili con una collaborazione tra generazioni.

Certo, essere genitore di un adolescente non è semplice: bisogna capire quando è meglio parlare o stare in silenzio, porre limiti o essere permissivi, stare vicini in momenti di incertezza e dare conforto quando le cose vanno male. E anche se nessun genitore è perfetto, lo psichiatra spiega che “la ricerca scientifica dimostra come la riflessione su di sé e la comprensione della propria storia possa modificare schemi di interazione non ottimali”.

Guardarsi dentro come adulti aiuta a entrare in sintonia con i figli. Inoltre, una visione corretta di come funziona il cervello degli adolescenti rappresenta una risorsa preziosa per affrontare, insieme, le sfide di ogni giorno.

 

studiodipsicologiadepaola@gmail.com

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