Chiamatelo zeppolagate, lo scandalo del dolce tipico di San Giuseppe. Nessuno doveva vendere le zeppole – fatte salve alcune fattispecie – ma, magicamente, in tanti uscivano dai supermercati con fastose guantiere. Così un produttore chiede un intervento del prefetto, la sospensione, contro i negozi che hanno “sgarrato” e della procura della Repubblica.

Tutto inizia, e finisce, con l’Associazione provinciale panificatori artigiani di Lecce, presieduta dal neritino Franco Muci. L’uomo, nei giorni immediatamente precedenti la festa del papà, ha sensibilizzato tutti gli associati, ottenendo larga adesione al suo progetto: siccome le pasticcerie sono chiuse, per solidarietà anche i forni non avrebbero prodotto e venduto le zeppole. Tutti contenti per il bel gesto che rappresenta una voce notevolissima del bilancio di un produttore. La stima che fa Muci è di circa 100mila zeppole vendute solo a Nardò in questi giorni. Numeri da capogiro ma la solidarietà non ha prezzo.

Ieri, però, la sorpresa è arrivata da molti grandi magazzini e supermercati. Bastava chiedere, attendere qualche minuto, e le zeppole erano pronte. Al forno, fritte, con la frutta.
“Non ci ho visto più – spiega Muci – pensando soprattutto al sacrificio dei colleghi ed al loro rispetto per la categoria. Così ho presentato l’esposto ai vigili ed ai carabinieri nel quale spiego, in dettaglio, perché i supermercati non avrebbero potuto vendere le zeppole. Ci sono norme molte precise al proposito che, a maggior ragione, sarebbero dovute essere rispettate in questo periodo di grave emergenza sanitaria”.

I nomi degli esercizi? Non ce n’è bisogno: di foto ce ne sono a bizzeffe ed anche i militari hanno avuto il book fotografico. Muci, poi, rincara la dose: “si sono riforniti da produttori esterni, sono andati a prendere le zeppole da fuori. Con i laboratori chiusi al pubblico la gente ha comprato prodotti giunti chissà da dove, senza conoscerne la provenienza. Bastava chiedere e poi, dal banco o dal retrobottega, arrivava la guantiera. Vergognoso”. Muci ha anche avvisato l’assessore al Commercio Giulia Puglia, rimproverando duramente anche il sindaco e l’Amministrazione comunale per non essere stati in grado di far rispettare le ordinanze. La produzione di pasticceria fresca, infatti, non è sospesa ma è vietata la vendita al dettaglio negli esercizi che restano aperti. Al di là delle norme, Muci rileva la condotta vietata e la concorrenza sleale di tutti coloro che sono rimasti aperti per vendere solo ed esclusivamente beni di prima necessità e non certamente le zeppole.

“I laboratori di pasticceria possono funzionare ma è la vendita nel negozio ad essere vietata” conferma Alessandro Galluci, consulente legale Aduc.
“Risultato? Ma la gente perbene – dice con ironia – gli illuminati disquisitori di tutto, era proprio necessario che si rifornissero di zeppole? Insomma, immagino il pusher di zeppole che citofona ad ogni casa. Non penso abbia grande senso partecipare ai Friday for future, lamentarsi dello sfruttamento dell’ambiente, degli animali, dei lavoratori e poi replicare un comportamento del genere; la qualificazione la lascio ha chi l’ha replicato. Ma forse sto invecchiando. Buon appetito, godetevi la vostra zeppola. Credo, però, che per un anno si sarebbe potuto rinunciare”.