E’ un assolato mattino di un giorno di fine estate. Siamo in una cittadina del sud Italia. In una piccola e desolata stazione ferroviaria un uomo aspetta l’arrivo di un treno. Il silenzio della calda mattinata estiva è rotto soltanto dal canto delle cicale. La camera ci svela soltanto alcuni dettagli. Una mano, i baffi, una scarpa, il suo cappello a tese larghe un po’ retrò, l’orologio da taschino che lui interroga. Poi, preceduto da un rumore un po’ sgangherato, il treno arriva. E’ una vecchia “littorina” delle ferrovie locali. L’uomo si alza e solo allora scopriamo che si tratta di un anziano signore.

Queste che avete appena letto sono le prime righe del soggetto di Motherland, il videoclip che ho girato la scorsa estate per promuovere il mio album “Flares” (I Dischi del Minollo/Audioglobe 2019) e di cui ho curato personalmente regia e montaggio.

Quando si è trattato di scegliere il brano di cui realizzare il videoclip per promuovere il mio disco in uscita, la scelta è caduta subito su “Motherland”. Non solo perché era la canzone più “giovane” tra i brani che compongono l’album, ma anche perché era quella che meglio rendeva quella sensazione di riflessione sul tempo trascorso della propria esistenza, che credo costituisca il filo conduttore del disco. Fare i conti col proprio passato per me significava anche fare i conti con la propria terra, il Salento, e con il sentimento che mi aveva spinto, appena maggiorenne, ad allontanarmene e allo stesso tempo con l’attrazione che essa ha sempre esercitato su di me.
Ma come metterla in scena questa terra? Come rappresentarlo questo Salento ormai sulla bocca di tutti? Due erano i cliché da cui volevo assolutamente tenermi alla larga.
Il primo, quello di un Salento da cartolina, con le sue bellezze naturali e i suoi monumenti un po’ “imbalsamati”. L’altro, quello di un Salento luogo del divertimento dove venire a far festa, un novello “paese dei balocchi” che si può vedere rappresentato nei video di vari artisti locali e nazionali.

Intendiamoci: io considero Nardò e il Salento tutto come un posto bellissimo. Nel videoclip volevo però restituire di questa mia terra un’immagine intima, personale. Per farlo mi sono servito del volto e dello sguardo di Fernando Assanti, che avevo casualmente conosciuto alcuni anni fa durante un concerto in Piazza Salandra a Nardò e che saputo del mio lavoro (sono un montatore video e un filmaker, “emigrato” a Roma da tanti anni) mi aveva raccontato della sua passione per il cinema e come da tanti anni lavorasse come figurante in tantissime produzioni che avevano il Salento come location. Così quando ho deciso di realizzare il videoclip ho pensato di rivolgermi a lui.

È a lui che ho chiesto in prestito gli occhi per guardare la mia terra d’origine, in un continuo rimando al mio di sguardo (sono anch’io presente nel videoclip). Scorrono così le immagini di alcuni dei luoghi di Nardò a me più cari. Allo stesso tempo, grazie alla fotografia del neretino Andrea Bruno, che nel video ha curato le riprese, ho voluto che anche il volto “antico” di Fernando diventasse parte del paesaggio. La profondità dello sguardo di Fernando e il suo viaggio nella terra madre sono diventati strumento della messa in scena del trascorrere del tempo e dell’interrogarsi su chi siamo e chi stiamo diventando, che è poi la ragione più profonda di questa mia canzone “Motherland” e del videoclip che la racconta.