“Non accetto lezioni né da uno dei piccoli megafoni di Emiliano, né da chi ha gestito in totale autonomia tutte le fasi di un’elezione provinciale che, con il suo esito, si è connotata con maggiore decisione come un teatrino allestito dalla peggiore politica”.

Ho votato Stefano Minerva in modo assolutamente sofferto. L’ho fatto per spirito di Partito e senso di unità che qualcuno, invece, calpesta sempre più goffamente. C’è chi vuole mettere in discussione la mia posizione ed il mio voto?
Lo faccia pure, ma al contempo spieghi chiaramente se nella mia Città preferisce che il rappresentante del centro sinistra sia il Sindaco di Casapound o l’attuale classe dirigente che con grande sacrificio combatte contro il peggior governo che Nardò abbia mai avuto e la peggiore destra che si potesse rifilare ad una comunità.
Dicano in maniera chiara, valore al quale non sono per nulla abituati, se intendono accogliere Mellone o meno. E tutti, me compreso, ne trarremo le dovute valutazioni. Fa sorridere, poi, che alla domanda sull’imbarazzo nell’aver ricevuto i voti degli alleati di Casapound si risponde con un “non glieli abbiamo chiesti”. Queste considerazioni che hanno il sapore o del raggiro nei confronti degli elettori o dell’ingenuità più profonda, rappresentano chiaramente il disegno che qualcuno ha in mente per il futuro del progressismo e del PD di questa Provincia.

Mi dispiace, ma chi parla di poca serietà dovrebbe guardarsi intorno e soprattutto alle spalle, ricordandosi che giusto un anno fa si combatteva una battaglia congressuale decisiva e chiara per il Partito Democratico. Una battaglia che consegnò un risultato altrettanto chiaro, frutto del lavoro e dei sacrifici di tantissimi iscritti ed amministratori: quello di ristabilire la credibilità e rideterminare la forza di un Partito che deve vantarsi non di stringere tacite alleanze con i fascisti del terzo millennio, ma recuperare un legame di fiducia con quella sinistra disillusa proprio grazie ai mercanteggi che la principale forza progressista ha portato avanti in questi anni. Purtroppo, quei mercanteggi, qualcuno ha deciso non di fermarli, ma di implementarli, amplificandoli fino al punto di vantarsene.

Mi spiace, ma per me la Politica è una missione, non una sottomissione al capetto di turno. Qualche suddito, eletto per caso, di Emiliano ha in mente di proporre la mia cacciata dal Partito? Per me è una medaglia al petto sapere di voler essere espulso per difendere l’autentiticità e la storia di una comunità politica.”

Lorenzo Siciliano 
Consigliere Comunale
Responsabile enti locali Segr. Prov. PD Lecce

 

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