Prime donne, primi passi di donne che hanno lasciato un’eredità verso l’emancipazione femminile, perché è anche di questo che vorremmo parlarvi, al servizio della politica, della cosa comune e delle cose belle.

Vi vogliamo raccontare la storia di Renata Fonte.
La storia di una donna coraggiosa che negli anni ‘70 e ‘80 ha sfidato i poteri della speculazione edilizia che marciava su Porto Selvaggio per preservare la bellezza del territorio che rappresentava come donna politica e cittadina.
La sua storia trova nella violenza subita la ragione dell’esistenza di un centro antiviolenza e di una rete volta al supporto delle donne.
La sua storia come altre, è una storia di lotta e denuncia alla mafia, come quella di Marilù Mastrogiovanni, giornalista d’inchiesta minacciata dalla mafia; Don Raffaele parroco a Monteroni nel corso degli anni ‘80 e ‘90 o di Don Antonio Coluccia e altri esempi ancora (….)

Antimafia, ambientalismo, antiviolenza e cittadinanza attiva sono temi in cui crediamo fermamente e in quanto sindacato studentesco che si riconosce nei qui sopra citati valori, ci facciamo portavoci della stessa bellezza dell’impegno.
Vogliamo narrare la storia di una Primadonna, a conclusione di un percorso cominciato l’otto marzo e che vedeva protagoniste le figure di donne che per prime hanno dato un contributo in materia di istruzione, ricerca e cittadinanza attiva: Renata Fonte, assessore alla cultura e all’istruzione del comune di Nardò, assassinata da 3 colpi di pistola la notte del 31 marzo 1984.

Ne parleremo con Sabrina Matrangola, figlia di Renata Fonte.