I problemi con un giovane copertinese che venne ferito da una coltellata. In seguito a questa vicenda il padre del giovane si introdusse nella caserma dei carabinieri di Porto Cesareo sostenendo di averlo fatto per chiedere protezione ma venne arrestato dopo che aveva scavalcato il muro di recinzione e tentava di entrare nell’edificio. Una storia da ordinario farwest.

Tentato omicidio, minacce, porto e detenzione di arma da fuoco. È finito in carcere con queste accuse C.D.P., 33 anni di Nardò.
Alle quattro del mattino di qualche giorno fa i carabinieri della Tenenza di Copertino al comando del luogotenente Salvatore Giannuzzi lo hanno prelevato dalla sua abitazione e condotto nella casa circondariale di Lecce a disposizione dell’autorità giudiziaria.

I fatti per i quali è accusato risalgono all’11 agosto scorso; un litigio tra l’arrestato e un ragazzo di vent’anni, incensurato di Copertino. Prete sarebbe accanito sul ragazzo: dopo averlo accoltellato e ferito alla testa con una bottiglia di vetro gli avrebbe esploso contro tre colpi di pistola, andati fortunatamente a vuoto. Tutto accadeva sulla spiaggia di Lido dell’Ancora (Sant’Isidoro), la notte di San Lorenzo.

La comitiva del 20enne, di cui faceva parte anche il fratello, stava festeggiando la ricorrenza quando nel gruppo comparve C.D.P. La sua presenza non piacque e il giovane copertinese lo invitò ad allontanarsi. Da qui il diverbio con urla e minacce. «Ti cciu» avrebbe gridato il neritino, prima di sferrargli una coltellata che raggiunse il 20enne all’emitorace sinistro. Poi, afferrata una bottiglia di vetro trovata sulla spiaggia, dopo ripetuti colpi gliela frantumò in testa. Solo dopo raggiunse il suo scooter di grossa cilindrata si allontanò.

Sembrava tutto finito ma dopo qualche minuto l’aggressore ricomparve con una pistola in pugno dalla quale fece partire i tre colpi, che fortunatamente mancarono il bersaglio. Quindi, l’aggressore riprese la moto e si dileguò. Sul posto giunsero i caraninieri di Copertino e una pattuglia del Nucleo radiomobile di Gallipoli. Il giovane, invece, venne accompagnato all’ospedale di Copertino dove dichiarò di essersi fatto male cadendo sulla scogliera.
I sanitari gli riscontrarono la ferita sotto l’ascella sinistra, in prossimità del polmone, e piccole ferite alla testa nella regione parietale sinistra, intuendo che non poteva essersele procurate con una caduta. In ogni caso venne dimesso con una prognosi di dieci giorni. Il giorno dopo, però, il giovane si recò nella caserma dei carabinieri di Nardò, denunciando quanto era realmente accaduto la notte precedente.

Sulla base delle testimonianze gli inquirenti concentrarono le indagini sul 33enne, in un primo momento irreperibile. Si fece vivo nel corso di una perquisizione in casa e in quella circostanza i carabinieri notarono un taglio al sopracciglio e la tumefazione di un labbro. La vittima, in ogni caso, lo riconobbe da una foto segnaletica. Altro aspetto rilevante a conferma della versione fornita ai carabinieri dal ferito è la singolare circostanza per la quale la sera seguente la brutale aggressione, il padre della vittima venne arrestato in flagranza di reato per essersi abusivamente introdotto all’interno della stazione carabinieri di Porto Cesareo, dopo aver scavalcato il muro di recinzione.

Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, sostenne di essersi introdotto all’interno della caserma per paura, dal momento che poco prima, mentre era a bordo del suo ciclomotore sulla Nardò-Avetrana era stato affiancato da una moto condotta da due soggetti con casco integrale e che temeva essere collegati con l’accoltellamento del figlio avvenuto il giorno prima.