Il 5 marzo quando ho appreso che la Lega aveva eletto in Puglia, la mia Regione, dei propri parlamentari, ho provato un forte senso di disagio, ieri quando ho saputo che la Lega  ha costituito a Nardò, la mia città, il primo gruppo consiliare nel Salento ho vissuto un grande momento di sconforto.

Sì, perché Matteo Salvini, l’uomo delle ruspe, l’uomo della politica razzista “dell’aiutiamoli a casa loro”, figlio ripulito di ciò che il suo partito, la Lega Nord, rappresenta, un partito nato e cresciuto sulle paure degli italiani, sull’odio verso gli sfaticati, i criminali, i nullafacenti del Sud, quelli da mantenere dai bravi e onesti lavoratori del Nord oggi conquista il voto dei meridionali, dei “terroni”, degli immigrati, Oggi chi si è prestato a rappresentare questo partito queste frasi fa finta di non ricordarle? Come se fingere che una cosa non sia mai successa si possa cancellare?

Con la felpa d’ordinanza in petto nel corso di questa campagna elettorale Salvini ha finto amore per noi, ha stretto mani e regalato sorrisi ai “terroni”. Quei “terroni” che oggi lo applaudono, quegli stessi che, probabilmente, hanno deciso di mettere da parte anni di offese e mortificazioni leghiste, “loro” sono “con Salvini”. Lo so che ognuno ha diritto di esprimere il proprio pensiero e la propria opinione politica. Lo so che il panorama dei leader politici offre una vasta gamma di figure, più o meno serie. So anche che non c’è limite ideologico che non possa essere superato dal fascino di questo o quel rappresentante di partito. E allora, tra l’immagine triste di una città  antifascista ed antirazzista che nel suo Consiglio Comunale  accoglie il gruppo dei verdi e 25 anni di insulti leghisti immagino i neritini che non dimenticano gli insulti, che non osannano i leghisti  ma che perdonano. Perché si perdona, ma la dignità non ha prezzo, non ha padroni. E non indossa felpe.

Rino Dell’Anna

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