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SABR 2 – DAL LIBRO DI GIUSEPPE COZZA: “A NARDÒ LA SCHIAVITÙ NON ESISTE”

“Chi scrive si onora di essere figlio di Nardò e, in tutte le circostanze in cui la Città è ingiustamente attaccata e violentemente criticata, sente il dovere di difenderla, specie quando chi dovrebbe farlo, per ministero elettivo o di nomina, miseramente tace, per paura o per altri inconfessabili motivi. È questo il tempo in cui una di quelle circostanze si è verificata”.

NELLA VITA OCCORRE SEMPRE BATTERSI PER LA VERITÀ E LA GIUSTIZIA.
UNA COSA É CERTA: C’È CHI AVEVA COMPRESO SUBITO CHE NARDÒ NON È ROSARNO. E SI È BATTUTO IN AULA E FUORI PER DIMOSTRARLO.
OGGI È BELLO RILEGGERE LE PAGINE DEL LIBRO SCRITTE ALL’INDOMANI DEGLI ARRESTI E QUINDI PRIMA CHE IL PROCESSO INIZIASSE.
QUEL LIBRO AFFERMAVA “A NARDÒ LA SCHIAVITÙ NON ESISTE”.
OGGI LO HA AFFERMATO ANCHE LA MAGISTRATURA.

(Brano tratto dal libro LA VERITÀ E LA GIUSTIZIA)
“Chi scrive si onora di essere figlio di Nardò e, in tutte le circostanze in cui la Città è ingiustamente attaccata e violentemente criticata, sente il dovere di difenderla, specie quando chi dovrebbe farlo, per ministero elettivo o di nomina, miseramente tace, per paura o per altri inconfessabili motivi.
È questo il tempo in cui una di quelle circostanze si è verificata.

Nardò è esposta al pubblico ludibrio, locale e nazionale, accusata di aver visto realizzati, nell’ambito del suo territorio, episodi di schiavitù ai danni di cittadini extracomunitari.
Televisioni e giornali, locali e nazionali, e rete “web”, non hanno lesinato, e non lesinano articoli, sull’ormai tristemente famosa operazione “Sabr”, che contengono durissimi commenti in relazione ad una vicenda il cui esito finale è ancora sub iudice ma il cui verdetto viene inopinatamente, e senza alcun fondamento, emesso da chi non ne ha il potere.

Proprio in ciò consiste l’immane “disastro” che, in diverse occasioni, viene generato dallo sconsiderato comportamento di alcuni media, che non esitano a sposare una determinata tesi a priori.
Molte volte, infatti, essi confezionano un prodotto corredandolo di quel becero sensazionalismo che il pubblico adora tanto ricevere.
Nelle aperture, o al loro interno, sbattono in faccia all’ignaro cittadino, con titoli sensazionali, la loro “verità”, in modo tale che il “comune sentire” subisca una drammatizzazione dell’evento sì da avvertirlo come una immane tragedia.
Così nasce, purtroppo, e si sviluppa un circolo vizioso che, partendo dal “sensazionale”, eleva un fatto a tragedia, trasformandolo in una densa cappa psicologica capace, talvolta, di influenzare anche il più sereno dei giudici, privandolo di quell’oggettività che gli deve essere propria per professione.

Ad un tale stato di cose è doveroso reagire: Nardò non è un paese xenofobo o schiavista.
E ciò va affermato con decisione, specie quando, come in questo caso, nessuna Autorità cittadina ha inteso assumere una posizione ferma ma, al contrario, ha preferito arroccarsi in un comodo silenzio, in modo tale da non essere costretta ad assumere alcuna scelta.

Ci sono momenti, e il presente è uno di questi, in cui non prendere posizione è sinonimo di vigliaccheria.
Io mi sento “visceralmente” cittadino di Nardò e soffro nel vederla umiliata e offesa, al pari di qualsiasi altro che condivide lo stesso sentimento.
Parlo, naturalmente, della mia Nardò e dei miei concittadini.
Di quelli autentici, che la amano, la rispettano e sono sempre pronti a battersi per lei e sono completamente diversi da quelli che, al contrario, furbi, volgari, opportunisti, doppiogiochisti e imbelli, non prendono mai posizione e fanno finta di non vedere e non sentire perché, magari, sono saldamente incollati a qualche poltrona cittadina o sovra-cittadina.

Oggi, però, non esistono paraventi: oggi deve essere il tempo del coraggio.
Nessuno deve nascondersi e, ognuno, per la sua parte, deve assumersi per intero il carico delle proprie responsabilità.
È ora di richiamare tutti, mezzi di informazione compresi, al senso del dovere e all’obiettività: nessuno deve sottostare a influenze di sorta e tutti devono perseguire e promuovere la verità.

Io conosco la mia Nardò, quella autentica e vera, e non posso permettere a nessuno far diventare la più infondata delle voci, prima convinzione e poi realtà.
Sarebbe un’operazione di plagio in grado di uccidere l’immagine e il buon nome di Nardò.
Ciò non può essere consentito a nessuno!

L’intento che mi ha spinto ad affrontare la questione è stato quello della ricerca della verità, in una vicenda che ha segnato, e segna, ancora oggi purtroppo, la coscienza di un’intera comunità.
È stato un impegno duro, teso a dare un profilo accettabile dei tanti e complessi aspetti di una vicenda non certo semplice.
Provarci è stato difficile, poiché era necessario evitare di incorrere in due nefasti errori: quello della banalizzazione e della superficialità, da un lato, e quello della pedanteria e della lungaggine, dall’altro.
Erano due mostri in grado di rendere inutile il lavoro.
Credo di essere riuscito a schivarli procedendo a sufficiente distanza dai due.
Si è trattato di un’esperienza che ho inteso fare e che intendo trasmettere agli altri, in modo che tutti possano avere un quadro completo della vicenda.

Intendo aiutare quanti lo vogliano a prendere coscienza, nella maniera più corretta possibile, di ciò che è accaduto, per non sottovalutarlo e, soprattutto, per evitare di pensare che affrontarlo sia solo responsabilità di altri.
Tutti dobbiamo sentirci impegnati su una questione che ci coinvolge su tanti piani: sociale, culturale, economico, etico e così via.
Certi comportamenti apparentemente innocui, certe tolleranze e debolezze, certi silenzi imbarazzanti, certe prese di posizione interessate, certe decisioni all’apparenza inspiegabili sono in grado di generare un dedalo oscuro nel quale è difficilissimo orientarsi.

Da subito, da appena ho avuto modo di “incrociare” i fatti, cui gli arresti eseguiti la notte tra il 22 e il 23 maggio 2012 hanno dato la stura, una sensazione si è impadronita di me, una terribile sensazione che, andando avanti, si è man mano delineata in tutta la sua complessità.
L’impressione che ho tratto, studiando gli atti e confrontandoli con i fatti, è che, quanto avvenuto, possa essere un errore gigantesco che si è innestato su una vicenda che ha registrato, e registra, ben altri protagonisti e comprimari,in una vera e propria guerra di posizione animata solo da spirito di puro protagonismo e in grado di generare vere e proprie mostruosità capaci di far ipotizzare, nella mente di alcuni, l’esistenza di realtà assolutamente inesistenti.

Come amava affermare l’insuperato Francesco Carrara (Programma, parte speciale, vol. VII), infatti:
“Giustizia e Politica non nacquero sorelle: quando la Politica entra dalla porta del tempio, la Giustizia se ne fugge impaurita per tornarsene al cielo”.
Con questo non intendo assolutamente negare che il problema della presenza estiva di extracomunitari esista nel territorio di Nardò: intendo affermare, però, che si tratta di un fenomeno che va analizzato correttamente in ogni suo aspetto, evitando superficialità e strumentalizzazioni capaci di incidere pesantemente sui destini delle persone.
Di tutte le persone”.

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